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Funghi

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Come riconoscere e raccogliere il cocco o amanita caesarea. Cosa sapere, cosa evitare e come distinguerla dai funghi velenosi. Scoprilo in questo articolo

di Redazione

26 giugno 2013

Cocco

Il cocco, da non confondere con il frutto dell’omonima palma, è uno dei tanti nomi di un fungo conosciuto e apprezzato anche dagli antichi Romani. Stiamo parlando dell’amanita caesarea, specie commestibile appartenente a una vasta famiglia di funghi che comprendono anche specie velenose e mortali, tra cui amanita phalloides a amanita muscaria. Il nome del cocco è derivato da un’espressione dialettale toscana, mentre lo stesso, in dialetto piemontese o veneto, viene trasformato, rispettivamente, in cocon e coco bon. In Liguria il cocco si chiama cucun. Il cocco è detto anche voila ( in dialetto calabrese). Viene anche chiamato func cock ( dialetto lombardo). Il corrispondente nome in italiano di questo fungo è anche cocco buono od ovulo buono. Non si tratta di una specie molto diffusa, anzi attualmente è abbastanza rara, ma quando si ha la fortuna di riconoscerla e prepararla in tavola, si può anche avere il piacere di gustare un alimento dal sapore gradevole e leggero. Prima di “andar per funghi”, però, consigliamo di farlo sempre e solo con un esperto, perché le somiglianze tra una specie e l’altra sono molto marcate e il rischio di imbattersi in funghi velenosi e mortali è sempre in agguato.

Caratteristiche

Come detto al paragrafo precedente, il cocco, nome scientifico amanita caesarea, non è un fungo molto diffuso. Di solito cresce nei boschi di latifoglie. In alcune regioni lo si trova anche sotto l’erica o il corbezzolo. In altre, nelle conifere o nelle brughiere o nei boschi di faggio. Maggiormente diffuso nei boschi europei, il cocco è quasi assente nei boschi nordamericani. Cresce in zone calde, aride e soleggiate, su terreni erbosi molto rarefatti, calcarei, silicei o sabbiosi. Il fungo raggiunge la fase di sviluppo completo tra l’estate e l’autunno. L’aspetto è quello classico del fungo a ombrello, ma questa descrizione non dice nulla de è molto comune ad altre specie commestibili o velenose. Il cappello del fungo ( quello a forma di ombrello) ha un diametro da sei a venti centimetri, con punte massime di trenta centimetri. La cuticola ( parte esterna e superficiale del cappello) è lucida, facile da rimuovere e dal colore rosso o arancione. Le lamelle sono di colore giallo-oro, intramezzate da lamelle più piccole dette anche lamellule. Alte e molto fitte, le lamelle si presentano ben aderenti al gambo. Quest’ultimo ha un’altezza compresa tra otto e trenta centimetri e un diametro che va da uno a tre centimetri. Di colore giallo-oro, liscio, con interno bianco, il gambo si presenta lievemente ingrossato alla base e si stacca facilmente dal cappello. Il cocco ha il gambo ricoperto da un anello simile a una gonna con bordi frastagliati. L’anello ha la stessa colorazione del gambo. Questo, alla base, termina in una specie di contenitore bianco detto volva, a forma di uovo, generato dalle spore da cui si sviluppa il fungo. La volva contiene proprio il gambo e quindi tutto il fungo.

Come si usa

Il cocco, essendo un fungo commestibile, si presta a molte preparazioni. Lo si può consumare crudo, a insalata, o bollito con aggiunta di un po’ di sale e aceto. Il cocco si può anche conservare tramite essiccazione o sott’aceto. Il suo sapore è gradevole, fresco, leggero, quasi dolce. La gradevolezza del gusto scompare nel cocco invecchiato, in tal caso è meglio non consumarlo, perché il sapore sarà simile a quello delle uova marce.

Avvertenze

Il cocco è molto simile a funghi conosciuti per la loro pericolosità, come l’amanita phalloides, muscaria, verna, virosa e aureola. L’ingestione accidentale di questi funghi causa la morte. Ecco perché è sconsigliato raccogliere funghi senza la presenza di un esperto. Per evitare rischi, si consiglia anche di non raccogliere il cocco quando è ancora contenuto all’interno della spora ovoidale, perché questa, di colore bianco, è simile a quella dei funghi mortali. Prima della raccolta, bisogna anche osservare attentamente la forma e la colorazione delle lamelle, del gambo e dell’anello, che sono gialli, anzi giallo oro, mentre nelle specie velenose sono giallini, verdastri, bianco sporco e bianco ( amanita muscaria). Le specie velenose hanno inoltre la volva più staccata dal gambo rispetto al cocco. Coloro che raccolgono funghi ancora racchiusi nell’ovulo, devono anche procedere a sezionarli verticalmente, per analizzare o scoprire le differenze con i funghi velenosi. Vista la difficoltà di distinguere il cocco dalle altre specie velenose, è comunque consigliabile raccoglierlo solo quando è già al di fuori dell’ovulo. Da ricordare, inoltre, che il gambo del cocco, o amanita caesarea, non è mai sotterraneo, cioè bulboso. Per non depauperare la diffusione di questo fungo, si consiglia anche di non raccoglierlo quando è ancora racchiuso nell’ovulo. Questo involucro, infatti, a tempo debito, si apre per rilasciare le nuove spore da cui nasceranno gli altri funghi. Il cocco, o amanita cesarea può anche esse confuso con un'altra specie commestibile, la russula aurata, identica per la forma del cappello e delle lamelle, ma senza anello e volva.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra il fungo 'cocco' e il frutto tropicale?
    È fondamentale non confondere il fungo Amanita Caesarea, noto localmente come 'cocco', con il frutto della palma da cocco. Si tratta di due organismi biologici completamente diversi: il primo è un fungo commestibile europeo, mentre il secondo è un frutto tropicale. La denominazione 'cocco' deriva da dialetti italiani (come il toscano) ed è legata all'aspetto della sua struttura basale, chiamata volva, che ricorda vagamente un guscio d'uovo o un piccolo frutto. Questa confusione nomenclaturale è puramente linguistica e locale.
  • Come si distingue l'Amanita Caesarea dai suoi cugini velenosi?
    L'Amanita Caesarea si distingue per caratteristiche precise: cappello rosso-arancio lucido, lamelle e gambo di colore giallo-oro brillante, e una volva bianca integra alla base. I funghi velenosi simili, come l'Amanita Phalloides, presentano lamelle bianche o verdastre, gambo non dorato e spesso una volva più libera. Un altro indicatore cruciale è che il gambo della Caesarea non è mai interrato o bulboso. La distinzione richiede grande attenzione, poiché errori possono essere fatali.
  • Dove e quando si trova il fungo 'cocco' in natura?
    L'Amanita Caesarea predilige i boschi di latifoglie, ma si rinviene anche sotto erica, corbezzolo, faggio o in brughiere. È diffusa in Europa, specialmente in zone calde, aride e soleggiate, su terreni calcarei, silicei o sabbiosi. La sua stagione di crescita va dall'estate all'autunno. È attualmente considerata rara e quasi assente nei boschi nordamericani. La sua scarsità rende la scoperta una fortuna per i raccoglitori esperti.
  • Quali sono i metodi di consumo e conservazione del fungo?
    Essendo commestibile e dal sapore gradevole, fresco e leggermente dolce, il 'cocco' può essere consumato crudo in insalata o bollito con sale e aceto. Per la conservazione, è possibile essiccarlo o conservarlo sott'aceto. Attenzione: il fungo invecchiato perde le sue qualità organolettiche sviluppando un sapore sgradevole simile alle uova marce. In tal caso, il consumo è sconsigliato. La freschezza è essenziale per garantire un'esperienza culinaria sicura e piacevole.
  • Perché è sconsigliato raccogliere il fungo quando è ancora nell'ovulo?
    Quando il fungo è racchiuso nella volva (l'ovulo), è estremamente difficile distinguerlo dalle specie letali come l'Amanita Phalloides, poiché entrambi appaiono come semplici 'uova' bianche. Raccogliere esemplari non aperti aumenta drasticamente il rischio di errore mortale. Inoltre, prelevare i funghi prima che si aprano impedisce il rilascio delle spore, compromettendo la riproduzione della specie e la sua diffusione futura. Meglio attendere che il cappello sia visibile.