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Funghi

clitocybe nebularis

In questa pagina, tutta la verità sul clitocybe nebularis. Si tratta di un fungo velenoso o commestibile? Scoprirelo leggendo il nostro articolo

di Redazione

29 novembre 2013

Clitocybe nebularis

Il fungo di cui parliamo in questo nuovo articolo è oggetto di una lunga controversia. Ci si chiede infatti se sia velenoso o commestibile. La risposta non è semplice da trovare, perché il clitocybe nebularis, può essere sia velenoso che commestibile. I soggetti più sani e non sensibili possono e devono consumarlo solo previa cottura prolungata e dopo aver eliminato l’acqua della bollitura. Altri soggetti allergici o sensibili non devono consumarlo nemmeno con la bollitura prolungata. Il clitocybe nebularis contiene infatti delle tossine che possono scatenare intossicazioni e danni epatici anche dopo lungo tempo dall’assunzione. Per questo motivo la raccolta di questo fungo è quasi scomparsa, mentre in Italia ne è vietata la vendita.

Caratteristiche

Il clitocybe nebularis si sviluppa nei boschi di latifoglie e conifere, in autunno o in inverno. In genere compare disposto in gruppi a forma di cerchio, i cosiddetti “cerchi delle streghe”. Presenta un cappello color bianco-grigio del diametro compreso tra otto e venti centimetri. Proprio il colore del cappello dà il nome a questo fungo, che quando spunta dal terreno sembra simile a una piccola nuvola, da cui deriva il nome “nebularis”. Il cappello è convesso, piano e a volte può presentare una lieve depressione centrale. Questa struttura è a volte ricoperta di una sottile polvere biancastra. La cuticola è di colore grigio brillante, specie se il fungo è asciutto e non umido. Le lamelle sono strette, fitte, diseguali, decorrenti sul gambo, bianche, con sfumature color crema, e facilmente staccabili dalla carne e dal cappello. Il gambo è cilindrico, ingrossato alla base, striato, di colore bianco o grigio e con un’altezza che va da tre a nove centimetri. La carne è bianca, prima soda e compatta, poi molle. L’odore è intenso e aromatico, simile al legno o al sudore, e per alcuni può risultare anche molto sgradevole. Anche il sapore è forte e aromatico, acre negli esemplari giovani, mentre in quelli maturi è più delicato e quasi dolce. Le spore sono a forma ovoidale o ellittica, sono di colore bianco crema e si presentano massive.

Commestibilità

Come già detto, la commestibilità del clitocybe nebularis è molto controversa. Quel che è certo è che il fungo contiene delle tossine termolabili e termostabili. Le prime vengono eliminate con una cottura prolungata, le seconde persistono e si accumulano nel fegato danneggiandolo gravemente anche dopo un certo periodo dal consumo. Questa premessa di per sé è sufficiente a rendere sconsigliato il consumo del clitocybe nebularis. Inoltre, il sapore troppo pungente della carne del fungo può causare nei soggetti sensibili anche intossicazioni, disturbi gastrointestinali, nausee e vomito ripetuto. Spesso, il cappello del fungo è parassitato dalla volvariella surrecta, altro fungo parassita a sua volta tossico. In tal caso, il clitocybe nebularis diventa immangiabile anche dopo la cottura. Gli esemplari parassitati si presentano con una specie di velo bianco sul cappello. Dopo poco tempo, l’infezione si estende a tutto il carpoforo, causando dei marciumi. Secondo uno studio, il clitocybe nebularis contiene anche la muscarina, altra sostanza tossica presente in altre specie velenose, come l’amanita muscaria, e responsabile di sindromi neurologiche. La quantità di muscarina rilevata nel clitocybe nebularis non dovrebbe però essere tale da causare intossicazioni. Queste, infatti, dipendono dalle tossine termostabili contenute proprio e specificamente solo nel clitocybe nebularis. Le sostanze termolabili, invece, si disperdono nell’aria e possono causare anche dei forti mal di testa. Ecco perché è importante aerare i locali di cottura ed eliminare prontamente l’acqua della prebollitura.

Preparazione

In alcuni paesi, il clitocybe nebularis fa parte della tradizione culinaria. Coloro che lo mangiano eseguono una particolare preparazione. La citiamo a titolo informativo, ma sconsigliamo vivamente di riproporla a casa propria, perché se non si è abituati al consumo di questa specie, si rischia comunque di venire gravemente intossicati. Il clitocybe nebularis va fatto bollire per almeno mezz’ora eliminando l’acqua di cottura. Poi si aerano i locali e si buttano i funghi in uno scolapasta per eliminate tutta l’acqua di cottura. In seguito i funghi vanno messi in una bacinella e lasciati a bagnomaria per almeno un’altra mezz’ora. Dopo si elimina l’acqua e si procede alla preparazione scelta, o cottura oppure sott’olio. In ogni caso, è meglio evitare di mangiare clitocybe nebularis. Le sostanze termostabili, con il tempo, si accumulano nel fegato danneggiandolo irreversibilmente come accade per altri funghi velenosi. Quindi, riteniamo, a ragion veduta, di poter ritenere il clitocybe nebularis non commestibile.

Nomi

Il clitocybe nebularis è conosciuto anche con il nome di agarico nebbioso, nebbiolo, nebbione, prezioso e speciale. Scientificamente è anche chiamato lepista nebularis. Questa classificazione venne attribuita perché si credeva che il fungo appartenesse al genere lepista e non al clitocybe. Il suo odore infatti è simile ad altri due funghi del genere lepista: la lepista caespitosa e la lepista inversa.

Domande frequenti

  • Il Clitocybe nebularis è commestibile o velenoso?
    La commestibilità del Clitocybe nebularis è fortemente controversa e generalmente sconsigliata. Sebbene alcune culture tradizionali lo consumino dopo una cottura prolungata, il fungo contiene tossine termostabili che non vengono distrutte dal calore e si accumulano nel fegato, causando danni epatici gravi anche a distanza di tempo. Inoltre, contiene muscarina, una sostanza neurotossica. Per questi motivi, molti esperti lo considerano non commestibile e la sua vendita è vietata in Italia.
  • Quali sono le caratteristiche distintive del Clitocybe nebularis?
    Si riconosce per il cappello grande (8-20 cm), bianco-grigiastro, spesso convesso o con lieve depressione centrale, che ricorda una nuvola. Le lamelle sono bianche, fitte, decorrenti sul gambo e facilmente separabili. Il gambo è cilindrico, bianco o grigio, alto 3-9 cm. La carne è bianca, soda all'inizio poi molle. L'odore è intenso, aromatico, simile al legno o al sudore, e il sapore è acre nei giovani, più dolce nei maturi.
  • Dove e quando si trova il Clitocybe nebularis?
    Questo fungo cresce tipicamente in autunno e in inverno, nei boschi misti di latifoglie e conifere. È comune vederlo crescere in gruppi ordinati a formare cerchi, noti come 'cerchi delle streghe'. Predilige ambienti forestali umidi e tende a comparire in grandi concentrazioni durante la stagione fredda, distinguendosi da molte altre specie che fruttificano solo in primavera o estate.
  • Cosa succede se si mangia Clitocybe nebularis parassitato?
    Il cappello del Clitocybe nebularis viene spesso parassitato dal fungo Volvariella surrecta, che è a sua volta tossico. Quando infettato, il Clitocybe presenta un velo bianco sul cappello che presto si estende a tutto il corpo fruttifero, causando marciumi. In questo stato, il fungo diventa assolutamente immangiabile e pericoloso, anche dopo eventuali trattamenti termici, poiché il parassita introduce ulteriori rischi tossicologici.
  • Quali sono i sintomi di intossicazione da Clitocybe nebularis?
    L'intossicazione può manifestarsi con disturbi gastrointestinali come nausea e vomito ripetuto, oltre a effetti neurologici dovuti alla presenza di muscarina. Tuttavia, il pericolo maggiore risiede nelle tossine termostabili specifiche di questa specie, che possono causare danni epatici seri e irreversibili, talvolta con insorgenza ritardata rispetto al momento del consumo. L'esposizione ai vapori di cottura può inoltre provocare forti mal di testa.

Scheda Tecnica

Clitocybe nebularis (sin. Lepista nebularis)

Nome scientificoClitocybe nebularis (sin. Lepista nebularis)
FamigliaTricholomataceae
Tipo di piantaFungo basidiomicete
OrigineEuropa, Asia, Nord America
EsposizioneBoschi di latifoglie e conifere
Temperatura minimaAutunno-Inverno
TerrenoSuolo forestale, humus
IrrigazioneNativa (ambiente naturale)
FiorituraAutunno/Inverno (fruttificazione)
AltezzaGambo alto 3-9 cm
ConcimazioneNon applicabile
PotaturaNon applicabile
MoltiplicazioneSpore
Malattie e parassitiVolvariella surrecta (parassita tossico)
Difficoltà di coltivazioneDifficile da identificare correttamente, rischio tossicità elevato