Pianta rabarbaro

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Rabarbaro

La coltivazione del rabarbaro può essere fatta per scopi alimentari o per ottenere una pianta molto bella e decorativa.

di Redazione

20 dicembre 2016

La semina e l'irrigazione

Per la coltivazione del rabarbaro potremo partire dal seme o dalla suddivisione dei cespi. Sicuramente operare a partire dai cespi prelevati da una pianta madre è più semplice e garantisce un risultato sicuro. Per reperire il cespo di rabarbaro possiamo prelevarlo da una precedente coltivazione, da una pianta con almeno 4-5 anni di età. Nel caso in cui non se ne disponga, sarà necessario rivolgersi a un vivaista professionista. Il rabarbaro è una pianta molto resistente che sopporta bene le intemperie e gli agenti atmosferici intensi. Per una coltivazione decorativa o comunque per un orto in cui disponiamo di poche piante di rabarbaro, non sarà necessario installare alcun impianti fisso di irrigazione. Potremo semplicemente operare manualmente, limitandoci alle situazioni di bisogno effettivo della pianta quando la terra è secca.

Cure e tecniche di coltivazione

La coltivazione del rabarbaro è molto duratura e non sarà necessario piantarlo tutti gli anni. Anzi, per un arco temporale compreso tra 5 e 10 anni le piante di rabarbaro continueranno a produrre nuove foglie. Pertanto è necessario collocarla nel luogo migliore del nostro orto, ai margini per migliorarne l'estetica o in una zona che dedichiamo appositamente al rabarbaro. La pianta crescerà senza particolari cure durante lo sviluppo vegetativo che è molto precoce. Già alla fine dell'inverno le foglie diventeranno molto grandi, caratterizzate da una forma a cuore. Il fiore potrà raggiungere addirittura i 2m di altezza. Non è necessario assicurare la pianta ad alcun supporto. Periodicamente avremo cura di rimuovere le erbacce infestanti con un'operazione di leggera sarchiatura del terreno superficiale.

Terreno e concimazione

Sebbene il rabarbaro non sia molto esigente in termini di nutrienti, è opportuno arricchire il terreno in fase preventiva. Come anticipato, la nostra coltivazione di rabarbaro durerà diversi anni ed è meglio assicurare al terreno il giusto apporto nutritivo. Pertanto si raccomanda di preparare la terra con una vangatura ed una zappatura profonda almeno 45cm. Le radici dovranno potersi sviluppare e la presenza di zolle dovrà essere evitata cercando di rendere la terra più friabile e drenante possibile. Aggiungeremo del compost e del concime organico naturale operando poi con il rastrello mescolandolo e spargendolo insieme alla terra di riporto o aggiungendo terriccio universale. Periodicamente, durante l'autunno, potremo fare delle concimazioni supplementari, sempre con del compost o del concime organico pronto.

Esposizione e avversità

Il rabarbaro è una pianta molto resistente che ben si adatta a climi freschi. Può crescere a temperature che si avvicinano allo zero ed è meglio non esporlo a periodi torridi di prolungata siccità e caldo estremo. Pertanto, a seconda della regione, avremo cura di scegliere la giusta collocazione. La coltivazione di rabarbaro è più adatta al nord Italia dove potremo scegliere anche una posizione soleggiata. Al centro e al sud, invece, lo collocheremo a mezz'ombra. Il rabarbaro cresce anche nelle zone di collina oltre i 500m. Le uniche avversità che teme sono i ristagni idrici che possono provocare pericolosi marciumi. Non sarà necessario intervenire con prodotti antiparassitari limitandosi a correggere le irrigazioni e limitandole all'effettiva necessità idrica della pianta. Il rabarbaro potrà essere raccolto a scalare.

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Domande frequenti

  • Quando e come si moltiplica il rabarbaro?
    Il metodo più semplice e sicuro è la divisione dei cespi, prelevando porzioni da piante madri di almeno 4-5 anni. Questa operazione va effettuata preferibilmente a fine inverno o inizio primavera, quando la pianta è ancora in dormienza. Si scavano delicatamente i cespi esterni, si separano con una lama affilata assicurandosi che abbiano radici e gemme vitali, e si reimpiantano immediatamente. La semina è possibile ma meno consigliata perché richiede tempi lunghi prima della produzione e ha una germinazione variabile.
  • Qual è il periodo migliore per raccogliere le foglie di rabarbaro?
    Le foglie (piccioli) possono essere raccolte a scalare a partire dalla tarda primavera, generalmente dopo il secondo anno di vita della pianta. È fondamentale non raccogliere mai tutte le foglie contemporaneamente per permettere alla pianta di continuare la fotosintesi e accumulare energie per l'anno successivo. Si recidono solo i piccioli esterni più sviluppati, lasciando intatte quelle centrali giovani. La raccolta principale termina verso giugno-luglio; interrompere la raccolta prima della fine dell'estate garantisce la sopravvivenza e la vigoria della pianta per la stagione successiva.
  • Si possono mangiare le foglie verdi del rabarbaro?
    No, assolutamente no. Le foglie larghe e verdi contengono elevate quantità di acido ossalico e tannini, sostanze tossiche se ingerite in quantità significative, capaci di causare disturbi gastrointestinali e problemi renali. Solo i piccioli carnosi, che variano dal verde al rosso intenso, sono commestibili e vanno cotti prima dell'uso (crudi sono troppo acidì). Se le foglie toccano accidentalmente i piccioli durante la pulizia, sciacquare accuratamente. Smaltire le foglie verdi nel compost, mai nell'umido alimentare domestico.
  • Quanto vive una pianta di rabarbaro nel giardino?
    Il rabarbaro è una pianta estremamente longeva e duratura. Una volta stabilita, può rimanere nello stesso punto per 5-10 anni o anche più a lungo, producendo costantemente nuovi getti ogni anno. Tuttavia, col passare degli anni, il cespo centrale può diventare legnoso e la produttività diminuire leggermente. In questi casi, la divisione dei cespi non solo rinnova la pianta ma permette di espandere la coltivazione. Non necessita di essere ripiantata annualmente, rendendola ideale per chi cerca colture a basso mantenimento.
  • Come proteggere il rabarbaro dal caldo eccessivo?
    Il rabarbaro predilige i climi freschi e tollera male il caldo estremo e la siccità prolungata, tipiche del Centro-Sud Italia. Nelle regioni calde, è essenziale posizionarlo a mezz'ombra, specialmente nelle ore più calde della giornata, per prevenire stress termico e ingiallimento fogliare. Assicurarsi che il terreno rimanga fresco mediante pacciamatura organica (paglia, corteccia) che riduce l'evaporazione. L'irrigazione deve essere regolare ma mai eccessiva: bagnare solo quando il terreno superficiale è asciutto, evitando assolutamente i ristagni idrici che causano marciumi radicali fatali.

Scheda Tecnica

FamigliaPolygonaceae
Tipo di piantaPerenne erbacea
OrigineAsia centrale/orientale
EsposizioneSoleggiata (Nord); Mezz'ombra (Centro/Sud)
Temperatura minimaResistente al freddo, tollera temperature vicine allo zero
TerrenoFresco, ricco, drenante, profondo (>45cm), fertile
IrrigazioneModerata, solo se il terreno è secco; evitare ristagni
FiorituraPrimavera/Estate (fiori piccoli su steli alti fino a 2m)
AltezzaFoglie: medie/grandi; Steli fiorali: fino a 2 metri
ConcimazioneCompost/concime organico in autunno e preparazione iniziale del suolo
PotaturaAsportazione foglie secche o malate; taglio steli floreali dopo la fioritura
MoltiplicazioneDivisione dei cespi (preferita) o semina
Malattie e parassitiMarciumi radicali (da ristagno idrico); nessun trattamento fitosanitario solitamente necessario
Difficoltà di coltivazioneFacile

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