Il vinaio

presepe

Presepe Napoletano

Il presepe napoletano ha una origine molto antica ed al giorno d'oggi è ancora molto popolare.

di Redazione

11 ottobre 2010

Origine

Il presepe napoletano ha origine molto antiche, si narra infatti che il primo di questi presepi sia stato realizzato addirittura intorno al 1200, per poi svilupparsi solamente nei secoli a seguire. A Napoli la tradizione del presepe prese piede più che in altri luoghi e non solo a corte veniva allestito ogni anno un magnifico presepe, ma anche nelle case del popolo le persone si dilettavano a produrre presepi artigianali con passione. A partire dal 1600 la scena del presepe comincia ad allargarsi, a Napoli si diffonde il barocco, e questa corrente artistica non manca di influire anche sul presepe napoletano; la scena si allarga, nel presepe viene ora riprodotta non solo la natività, con la classica capanna, ma anche tutto quello che è contorno, negozi con mercanzie esposte, scene di vita quotidiana del villaggio, ma anche episodi della vita a Napoli cominciano ad essere riprodotti nel presepe. La svolta vera e propria avviene però nel settecento, Napoli conosce un epoca di splendore sia artistico che culturale e i ricchi ed i nobili cominciano a commissionare presepi a veri artisti con risultati eccellenti. Attualmente la tradizione prosegue imperterrita, e proprio a Napoli esistono mercatini per statuine ed articoli da presepio tra i più suggestivi del mondo, dato che vi si può trovare di tutto; oltre a ciò moltissimi presepi storici sono conservati in musei, tra i quali spicca senz'altro il Museo della Certosa di San Martino, aperto a Napoli, pensate, nel 1866.

I luoghi tipici del presepe napoletano

Il presepe napoletano, abbiamo detto, allarga i suoi orizzonti proponendo scorci di vita quotidiana ma profondamente legati al mondo cattolico, rispetto ad un presepe tradizionale quello napoletano ha sviluppato alcuni luoghi che sono tipici di questi presepi. Il mercato è sicuramente uno dei luoghi più importanti, da sempre centro economico di ogni città, il mercato rappresenta tutte le arti ed i mestieri, che vengono presentate anche con uno schema tipico mesemestiere così composto: gennaio, macellaio o salumiere; febbraio, venditore di ricotta e formaggio; marzo, pollivendolo; aprile, venditore di uova; maggio, una donna che vende ciliegie; giugno, panettiere; luglio, venditore di pomodori; agosto, venditore di cocomeri; settembre, contadino o seminatore; ottobre, vinaio; novembre, venditore di castagne; dicembre, pescivendolo. Il fiume, simbolo di collegamento tra la vita e la morte, con chiaro riferimento all'Acheronte. Il ponte, simbolo del passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il pozzo, ancora un collegamento tra due mondi, questa volta per la precisione tra mondo sotterraneo e superficie; sono tutti e tre simboli ricorrenti nella cultura popolare napoletana. Il forno, collegamento profondamente cristiano, dato che rappresenta il pane, uno dei due simboli dell'eucarestia. L'osteria, edificio importantissimo non presente nei presepi tradizionali, come si sa la storia raccontata dal vangelo racconta del rifiuto di molti ostelli di ospitare la Sacra Famiglia, il presepe napoletano estremizza al massimo tale concetto facendo rappresentare all'osteria tutti i mali del mondo. L'ultimo luogo tipico del presepe napoletano è la Chiesa con il crocefisso, questo edificio è chiaramente anacronistico e non presente nei tradizionali presepi, dato che con esso si intende celebrare la nascita di Gesù che poi morirà sulla croce trenta tre anni dopo.

I personaggi tipici del presepe napoletano

Il personaggio forse principe di questo presepe è Benito, la sua importanza risiede nel fatto che tale personaggio rappresenta il legame tra il popolo (rappresentate il mondo reale) ed il presepe, Benito è infatti colui che sogna il presepe. Il vinaio e Cicci Bacco, il vinaio rappresenta, insieme al forno ed al fornaio, l'eucarestia (il pane ed il vino) mentre Cicci Bacco è la sua esatta contrapposizione, poiché rappresenta in una parola la mitologia pagana. I due compari, intesi come Zì Pascale e Zì Vicienzo, rappresentano il Carnevale e la Morte, e sono legati profondamente alla cultura popolare napoletana. La meretrice, questa figura è molto importante perché rappresenta la contrapposizione con la purezza della Vergine nella capanna, la meretrice ha una sua precisa collocazione, la sua statuina va infatti messa nei pressi dell'osteria, che come abbiamo già detto è il simbolo del male del mondo, inoltre essa deve essere di spalle rispetto alla capanna dove nasce Gesù bambino. Il monaco, questa figura rappresenta molto semplicemente l'unione tra sacro e profano, come la chiesa ed il crocifisso è una figura anacronistica. Il pescivendolo, o pescatore di anime, è una figura anche essa legata alla cultura popolare, ma è legata anche alla cultura cristiana, essendo il pesce uno dei primi simboli della religione cattolica. La zingara, figura chiave che rappresenta il percorso della vita di cristo, essa sa predire il futuro ed è rappresentata con una scatola di arnesi, tra i quali i chiodi che rappresentano la crocifissione. I Re Magi sono personaggi che conosciamo molto bene, nel presepe napoletano questi personaggi vanno posizionati ad oriente, ossia da dove si pensa essi siano arrivati per venerare il nascituro. L'ultimo personaggio è Stefania, giovane vergine che si reca ad adorare Gesù Bambini ma respinta da una ragazza che ancora non è madre, Stefania inganna poi gli angeli avvolgendo una pietra in delle fasce simulando un bambino, il 26 di dicembre, la pietra, la cospetto di Gesù si trasforma in un bambino vero, che poi diverrà Santo Stefano.

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Domande frequenti

  • Quali sono i luoghi simbolici tipici del presepe napoletano?
    Il presepe napoletano include elementi narrativi unici rispetto alla tradizione classica. Tra i luoghi principali troviamo il mercato, che raffigura i mestieri stagionali; il fiume e il ponte, simboli del passaggio tra la vita e la morte (riferimento all'Acheronte); il pozzo, che collega il mondo sotterraneo alla superficie; il forno, simbolo eucaristico del pane; l'osteria, che rappresenta i mali del mondo e il rifiuto della Sacra Famiglia; e la chiesa con il crocifisso, elemento anacronistico che prefigura la futura crocifissione.
  • Chi è Benito nel contesto del presepe napoletano?
    Benito è considerato il personaggio principe del presepe napoletano. La sua funzione narrativa è cruciale poiché agisce da ponte tra il mondo reale e quello sacro: egli è colui che sogna il presepe, legando quindi il popolo e la quotidianità alla rappresentazione della Natività. Questa caratteristica lo rende un elemento distintivo e fondamentale nell'iconografia tradizionale napoletana, diversificandolo dalle altre tradizioni presepiali.
  • Come vengono interpretati i personaggi del Vinaio e di Cicci Bacco?
    Questi due personaggi incarnano una forte dualità spirituale. Il Vinaio, insieme al Fornaio, rappresenta l'Eucarestia attraverso il vino e il pane, simboli cristiani fondamentali. Al contrario, Cicci Bacco è la sua esatta contrapposizione, simboleggiando la mitologia pagana e i piaceri terreni. Questa accoppiata riflette la complessità culturale napoletana, che integra fede religiosa e tradizioni popolari in una narrazione visiva ricca di contrasti morali e teologici.
  • Qual è il significato simbolico della Meretrice nel presepe?
    La Meretrice rappresenta la contrapposizione diretta con la purezza della Vergine Maria presente nella capanna. La sua collocazione è rigorosamente definita: la statuina deve essere posizionata vicino all'Osteria, che simboleggia il male del mondo, e deve essere rivolta di spalle rispetto alla grotta della Natività. Questo dettaglio iconografico sottolinea moralmente la separazione tra la santità del nascimento di Gesù e i peccati del mondo esterno.
  • Cosa rappresenta la figura della Zingara nel presepe napoletano?
    La Zingara è una figura chiave che anticipa il destino di Cristo. Essa rappresenta il percorso della vita di Gesù e possiede il dono della profezia. Viene spesso raffigurata con una scatola contenente strumenti, tra cui i chiodi, che prefigurano simbolicamente la Crocifissione. La sua presenza introduce un elemento di mistero e destino, collegando la scena della Natività agli eventi successivi della Passione, aggiungendo profondità drammatica alla composizione.

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