Un albero di melo cotogno

alberi da frutto

Melo cotogno

Il melo cotogno è un bell'albero di medie dimensioni apprezzato anche come pianta ornamentale. Produce frutti di colore giallo oro, poco adatti per essere mangiati crudi ma ottimi cotti, per marmellate e gelatine, per dolci e per liquori. La sua coltivazione è facile e non richiede particolari cure.

di Redazione

15 aprile 2016

Caratteristiche dell'albero di melo cotogno

Il melo cotogno (Cydonia oblonga) è un albero della famiglia botanica della Rosaceae. La pianta, di solito raggiunge un'altezza di 4-6 metri ed ha una chioma allargata e foglie caduche. Le nuove foglie che si sviluppano all'arrivo della primavera, di forma ovale, grandi e di colore verde chiaro, sono ricoperte da una sottile peluria. L'albero produce fiori a 5 petali, bianchi o rosa, somiglianti a semplici rose. I frutti, dei pomi, sono prodotti in estate e possono avere una forma tonda o allungata. Nel secondo caso, la pianta viene a volte chiamata pero cotogno. I pomi, di colore giallo oro, hanno orma irregolare, spesso bitorzoluta, con polpa dura, compatta, di sapore acidulo, poco dolce e fortemente astringente. Per questo sono poco adatti ad essere consumati crudi.

Coltivazione melo cotogno: esposizione ed irrigazione

Questa pianta è ormai poco coltivata per i suoi frutti. I meli cotogni vengono sovente utilizzati come portainnesti di meli e peri, poiché consentono di avere alberi più piccoli e produttivi. Le mele cotogne sono poco diffuse anche perché necessitano di cottura per essere consumate. L'albero ha bisogno di un terreno fresco e non troppo sabbioso né calcareo o compatto, ben drenati e senza eccessi di materia organica. Deve essere esposto al sole ed i piccoli alberi posti in ombra rischiano di perdere la fioritura. Gli alberelli di melo cotogno, comunque, resistono sia la gelo che alla siccità, seppur per periodi non troppo lunghi. In zone fredde sarà bene posizionare l'albero in crescita in posizione riparata dal vento. Da aprile a settembre occorre non far mancare mai l'acqua nella misura di circa 30 litri a settimana. In inverno gli alberi spogli non hanno bisogno d'acqua.

Concimazione, parassiti, malattie e raccolta.

Nella stagione autunnale ed al termine di quella invernale si consiglia di spargere del letame intorno al fusto del melo cotogno oppure, in alternativa, del fertilizzante granulare a rilascio lento. Nel nostro Paese la pianta è uno degli alberi da frutto più facili da coltivare, visto che non è danneggiato dal freddo né dal caldo secco ed è difficilmente attaccato dagli afidi (a causa della presenza di peluria). Inoltre la consistenza legnosa del frutto non interessa alla maggior parte degli insetti. Tuttavia è possibile che la pianta sia colpita dal Colpo di Fuoco Batterico (Erwinia amilovora) o dalla Monilia, che colpisce i fiori. L'insetto Carpocapsa potrebbe attaccare i frutti e la Tignola orientale i germogli. Prima della raccolta, bisogna lasciare i frutti sull'albero il più possibile, per farli maturare completamente. Le mele cotogne si conservano molto bene e migliorano il loro sapore quando sono lasciate per alcune settimane in ambienti freschi e bui.

Potatura dell'albero di melo cotogno

Gli alberelli di melo cotogno di pochi anni necessitano di una potatura che gli dia una forma che permetta al sole di raggiungere i frutti più interni. Inoltre questa forma dovrà anche servire a rendere più agevole la raccolta dei frutti stessi. Col passare degli anni ci sarà bisogno di tagliare i polloni alla base ed i succhioni, che sottraggono linfa alla fruttificazione, oltre a tutti quei rami tendenti a crescere verso l'interno della chioma. Questi ultimi, infatti, la rendono troppo densa e confusa. Al termine della stagione invernale vanno rimossi i rami rovinati dal freddo e quelli troppo piccoli e deboli. La pianta generalmente produce frutti sui rami orizzontali più vecchi, le cui ramificazioni dovranno essere poco accorciate, lasciando abbastanza gemme. Occorre tagliare soprattutto i rami verticali.

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Domande frequenti

  • Le mele cotogne si possono mangiare crude?
    No, le mele cotogne non sono adatte al consumo crudo. Hanno una polpa dura, compatta e dal sapore fortemente astringente e acidulo, risultando immangiabili così com'è. Vengono invece utilizzate quasi esclusivamente dopo la cottura: sono eccellenti per preparare marmellate, gelatine, dolci da forno e liquori artigianali. La trasformazione culinaria è necessaria per ammorbidire la struttura fibrosa e bilanciare l'astringenza iniziale.
  • Come si conserva la frutta del melo cotogno?
    Le mele cotogne hanno un'eccellente capacità di conservazione. Una volta raccolte, possono essere tenute per diverse settimane in ambienti freschi e bui, come cantine o dispensa. Questo periodo di riposo non solo ne prolunga la durata, ma migliora anche il sapore finale, permettendo alla frutta di maturare ulteriormente e perdere parte dell'astringenza prima della preparazione in cucina.
  • Qual è il ruolo principale del melo cotogno oggi?
    Oggi il melo cotogno è coltivato principalmente come portainnesto per meli e peri. Questa pratica consente di ottenere alberi da frutto più piccoli e gestibili, favorendo al contempo una maggiore produttività. Sebbene i suoi frutti siano commestibili, il basso interesse commerciale per il consumo diretto ha ridotto la sua coltivazione specifica per la frutta a vantaggio del suo utilizzo tecnico in vivaismo.
  • Quanto acqua necessita il melo cotogno?
    Durante il periodo vegetativo attivo, da aprile a settembre, il melo cotogno richiede annaffiature regolari, approssimativamente 30 litri a settimana per pianta. È fondamentale evitare ristagni idrici, preferendo terreni ben drenati. In inverno, quando la pianta è spoglia e dormiente, non necessita di alcuna irrigazione, adattandosi bene anche a brevi periodi di siccità una volta stabilito.
  • Come va fatta la potatura del melo cotogno?
    La potatura si esegue principalmente in inverno. Bisogna rimuovere i succhioni, i polloni alla base e i rami verticali o cresciuti verso l'interno della chioma, che creano ombra e densità. Si devono preservare i rami orizzontali più vecchi, dove avviene la fruttificazione, accorciandoli leggermente per mantenere le gemme. L'obiettivo è favorire la penetrazione della luce solare fino ai frutti interni e facilitare la raccolta.

Scheda Tecnica

Cydonia oblonga

Nome scientificoCydonia oblonga
FamigliaRosaceae
Tipo di piantaAlbero deciduo
OrigineAsia occidentale / Caucaso
EsposizionePieno sole
TerrenoFresco, ben drenato, non calcareo né compatto
IrrigazioneRegolare da aprile a settembre (circa 30L/settimana); nulla in inverno
FiorituraPrimavera (aprile-maggio)
Altezza4-6 metri
ConcimazioneLetame autunnale/invernale o fertilizzante granulare a lento rilascio
PotaturaInverno: eliminare succhioni, polloni e rami interni/verticali; mantenere rami orizzontali
MoltiplicazionePer innesto (usato come portinnesto) o talea
Malattie e parassitiColpo di fuoco batterico, Monilia, Carpocapsa, Tignola orientale. Resistente agli afidi.
Difficoltà di coltivazioneFacile

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