coltivare orto

Terreno orto

Per ottenere un orto dal terreno ideale alla coltivazione è fondamentale conoscerne qualità, caratteristiche, drenaggio, ecc. attraverso gli elementi compositivi fisico-meccanici, chimici, biologici.

di Redazione

15 marzo 2011

Tipologie e terreno ideale

Prima di intraprendere qualunque iniziativa nell’orto, è fondamentale conoscere l’insieme di elementi compositivi (fisico-meccanici, chimici, biologici) che vanno a determinarne qualità e caratteristiche, anche per procedere eventualmente a correggerne le imperfezioni per renderlo più idoneo ad una produttiva pratica di coltivazione. Un vaglio empirico in vista di incorporare aggiunte si ottiene colmando di acqua corrente un grosso barattolo di vetro in cui è stata versata qualche cucchiaiata di terra prelevata a manciate qua e là nell’orto. Dopo averlo rinchiuso, agitato vigorosamente, lasciato riposare circa 12 ore, nell’acqua ritornata limpida rimangono depositate stratificazioni di sabbia (in fondo), di terriccio (di buona composizione) e di scuro humus (ottimo da coltivare) e di fine argilla liscia nella parte superiore. A scopo di accertamento si può utilizzare un apposito kit venduto in commercio; nel caso, qualche mese dopo l’ultima concimazione e altre lavorazioni, si procede a prelevare con una vanga un campione di 1-2 Kg di terra ad almeno 3-5 cm in profondità in punti sparsi nell’appezzamento (lontani dai bordi) da consegnare per l’analisi a un laboratorio chimico specializzato in modo da ottenere indicazioni approfondite e complete. Dalla natura di questa valutazione dipenderanno accorgimenti da effettuare e quali specie vegetali saranno più adatte a prosperare con successo o da scartare a priori in quanto previste di attecchimento e crescita troppo difficoltosi nell’orto specifico. Le radici che supportano le piante sono infatti di importanza vitale come dispensatrici del nutrimento e la fertilità dell’ambiente complesso del terreno dipende dalla sua natura fisica e dalla composizione chimica. Già soltanto affondando le mani nella terra dell’orto a disposizione e muovendola a ‘serpentino’ si può capire in linea generale di che tipologia è in prevalenza: l’argillosa rimane compatta e intatta, di difficile radicamento nonostante la presenza di sostanza organica e di elementi nutritivi, si spacca superficialmente da secca, si satura facilmente causando ristagno idrico, richiede aggiunte di sabbia, torba e sostanza organica; la limosa, piuttosto dura e pesante, faticosa da lavorare, ha necessità di apporti di materiale organico e interventi di pacciamatura; la sabbiosa, si disgrega frazionandosi in più parti essendo molto asciutta, non trattiene acqua e sostanze nutritive, è da riequilibrare con terra argillosa; di media composizione, viene a spaccarsi soltanto in alcune porzioni. Questo ‘terreno a medio impasto’ (o ‘franco’) è una ‘terra fine’ (di particelle dal diametro inferiore a 2 mm) costituita dal 60% di sabbia, il 20-30% di limo, meno del 15-20% di argilla (l’unica in grado di interagire con l’humus per formare una ottimale struttura del terreno), circa il 2% di sostanza organica, ideale per l’orto in quanto contiene, in porzione piuttosto equilibrata, tutte le particelle minerali necessarie a un corretto sviluppo dei vegetali. In questa percentuale rientra un ‘terreno a medio impasto’ (o ‘franco’) - argilloso che presenta una maggioranza di argilla, così come vale per la prevalenza di uno dei tre elementi minerali nel caso del tipo sabbioso e di quello limoso, ma comunque la sabbia è sempre presente per almeno il 50%. Nei terreni franchi, la porosità – corrispondente al volume degli spazi vuoti (pori) – ottimale è il risultato della presenza in perfetto equilibrio dei due tipi di pori: un’esatta metà dei micropori è occupato da acqua (prevalente nei suoli argillosi e limosi,) nella quale sono disciolti molti principi nutritivi, mentre la rimanente a pori più grandi, è occupata da aria (accentuata nella forte preponderanza di sabbia). Vengono così garantite le migliori possibili condizioni di umidità e di areazione, fattori fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo delle radici che vengono in questo modo a trovare disponibili spazio, acqua e ossigeno. Questo tipo di terreno si presenta con una ‘buona struttura’ risultante da aggregati stabili – resistenti a sollecitazioni esterne (piogge, vento, macchine agricole) – che riescono a trattenere e assorbire acqua e principi nutritivi in presenza dell’ ossigeno disponibile per attivare i processi metabolici garantendo alle radici le migliori possibilità di penetrare nel terreno per accrescersi. Per determinare gli effetti sull’assorbimento di alcune sostanze da parte delle piante da impiantare si effettua la tecnica di controllo di misurare il valore del pH del terreno. Solitamente per la coltivazione della maggior parte di ortaggi è ideale un terreno con valori di pH attorno al 6,5, mentre soltanto cavoli, cipolle, fagioli e asparagi tollerano anche un pH 7. Il pH dipende dall’origine e dalla composizione del terreno: tendenzialmente acido (pH 1-6,8) nel suolo sabbioso derivato da granito e arenaria, carente di calcio e di magnesio o con presenze di humus e di composti organici in abbondanza; neutro (pH 6,8-7,2); alcalino (pH 7,2-14), originato da rocce calcaree e argillose. Nei terreni acidi con pH a livelli inferiori a 6, si può intervenire con una pratica di calcitazione di fondo spargendo calce viva o carbonato di calcio a dosi prestabilite seguita dalla lavorazione successiva della terra in superficie ed eventualmente da un altro intervento di mantenimento più blando dopo almeno due anni, mentre su quelli alcalini con oltre il 5% di calcare si pratica la gessatura spandendo gesso sul terreno. Ogni intervento di correzione deve essere effettuato soltanto dopo che sono state completate le operazioni di preparazione (asporto delle radici infestanti e sassi, vangatura profonda o aratura se si tratta del primo impianto, ecc.) del terreno in autunno o in inverno (ma senza gelate).

Drenaggio

L’appezzamento di terreno pianeggiante destinato a coltura può subire allagamenti temporanei inseguito a fenomeni di pioggia intensa battente con un ridotto effetto di ruscellamento o di permanenza di ristagno qualora la rete di drenaggio e scolo sia insufficiente o assente. Stabilita la divisione dell’orto in filari e zone, si procede a una lavorazione profonda di questi spazi per scavare tra l’uno e l’altro, in pendenza adeguata, le fosse di scolo principali che saranno utilizzate come camminamento di servizio rendendo anche più compatto e funzionale il fondo ad ogni passaggio ripetuto. Per raccogliere e fare affluire l’acqua in eccedenza alla rete di scolo è utile anche aprire una serie di fossette di drenaggio dentro a ogni zona creata con la terra di scavo posta in posizione rialzata dal piano del campo. Questo sistema applicato su terreni non abbastanza sciolti e drenati risulta invece efficiente contro il ristagno idrico deleterio per le radici degli ortaggi coltivati, che finiscono in marciume mortale. Le foglie possono risultare del tutto o parzialmente prive di vitalità, ma è l’apparato radicale al completo o in parte che patisce sia l’acqua ristagnante in un suolo argilloso (o roccioso), sia di quantità insufficiente in un terreno sabbioso che provoca siccità dovuta a un drenaggio non adeguato. In fase di piantumazione è opportuno intervenire con pacciamature in profondità – buche (dalle pareti ben lavorate) della dimensione doppia o tripla di quella delle zolle attorno alle radici delle piante, colmate di terriccio con aggiunta di torba, compost, sabbia, letame – per favorire il drenaggio corretto delle acque. Nei terreni più argillosi, è un accorgimento invece scavare una buca più profonda del necessario da riempire con ghiaia nella parte eccedente. A fronte del presentarsi di fenomeni di ristagno a piantumazione avvenuta, si procede allora a scavare buche profonde da colmare di sabbia e ghiaia in modo da consentire e facilitare il drenaggio dell’acqua attraverso gli strati, da quelli superiori del terreno fino alle radici delle piante. Il drenaggio è quindi indispensabile per disperdere nel terreno le acque bianche altrimenti ristagnanti in pantani dannosi per il coltivato. Tra le diverse tecniche da approntare è laborioso, ma più radicale in assoluto per ottenere una superficie stabilmente drenata, l'asporto di circa 40 cm di terreno da sostituire del tutto con uno strato di grossa ghiaia versata a riempimento e da ricoprire con terra e sabbia mescolate. Eccetto che nei terreni troppo duri, che richiedono invece un’aratura in profondità e ammendamenti di calcare o di humus per rendere più permeabile il sottosuolo, si ricorre al drenaggio tramite una rete di tubi di plastica dalla parte superiore a piccoli fori, interrati (a seconda dei casi, da circa 10-15 cm fino a 50-80 cm) fasciati in tessuto di vetro per evitare ostruzioni, per condurre via l'acqua penetrata verso un collettore perforato comune e da qui verso una spia in cemento dalla quale viene scaricata al di fuori del terreno attraverso tubi rigidi fino a un pozzetto, un fosso o una fogna.

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Domande frequenti

  • Come posso verificare la composizione del mio terreno orto in casa?
    Puoi eseguire un test empirico semplice riempiendo un barattolo di vetro con terra prelevata da diversi punti dell'orto e acqua. Agita vigorosamente e lascia riposare per circa 12 ore. Lascia sedimentare i materiali: noterai stratificazioni distinte dove la sabbia andrà sul fondo, il terriccio al centro, l'humus sopra e l'argilla fine in alto. Questo metodo visivo ti permette di valutare l'equilibrio tra sabbia, limo e argilla. Per risultati più precisi, puoi inoltre prelevare campioni di terra a 3-5 cm di profondità e inviarli a un laboratorio specializzato per un'analisi chimica completa.
  • Qual è il tipo di terreno ideale per l'orto e perché?
    Il terreno ideale è il 'terreno franco' o a medio impasto, caratterizzato da una composizione bilanciata: circa 60% di sabbia, 20-30% di limo e meno del 15-20% di argilla, unito a una buona percentuale di sostanza organica. Questa struttura garantisce una porosità ottimale, con micropori che trattengono l'acqua necessaria alle piante e macropori pieni d'aria essenziali per la respirazione delle radici. A differenza dei terreni puramente argillosi (che ristagnano) o sabbiosi (che seccano rapidamente), il franco offre il giusto compromesso di ritenzione idrica, drenaggio e disponibilità di nutrienti, favorendo uno sviluppo radicale sano e robusto.
  • Come si corregge un terreno troppo acido o troppo alcalino?
    La correzione dipende dal valore del pH rilevato. Per terreni acidi (pH inferiore a 6,8), si interviene con la calcitazione, spargendo calce viva o carbonato di calcio prima della vangatura, con eventuali mantenimenti successivi dopo due anni. Per terreni alcalini o ricchi di calcare (pH superiore a 7,2), si pratica la gessatura, distribuendo gesso sul suolo. Questi interventi vanno effettuati solo dopo aver completato le preparazioni iniziali come la rimozione di sassi e radici infestanti, preferibilmente in autunno o inverno, evitando periodi di gelo per garantire l'efficacia delle correzioni chimiche sulla struttura del suolo.
  • Quali sistemi di drenaggio sono efficaci per evitare il ristagno idrico?
    Per contrastare il ristagno, specialmente in terreni pesanti, si possono adottare diverse soluzioni. Una tecnica semplice prevede la creazione di fossette di drenaggio in pendenza tra i filari, usando la terra di scavo per rialzare le aiule. Per problemi più gravi, si può installare una rete di tubi forati interrati, rivestiti di tessuto geotessile per evitare ostruzioni, collegati a un collettore esterno. In casi estremi, si rimuovono circa 40 cm di terreno esistente sostituendoli con uno strato di ghiaia grossolana ricoperto da miscela di terra e sabbia. Qualsiasi intervento deve essere pianificato considerando la pendenza naturale del terreno per favorire lo smaltimento delle acque piovane.