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I tartufi presentano delle particolari esigenze dal punto di vista pedologico e climatico per ogni specie.

di Redazione

28 luglio 2011

Caratteristiche

Su tutto il territorio italiano si possono trovare allo stato spontaneo un gran numero di specie di tartufo, ma solamente sette di queste sono ammesse al commercio. La specie di tartufo che viene maggiormente coltivata è rappresentata dal tartufo nero pregiato (ed è anche quella che ha dato i più importanti risultai a livello produttivo): si è provato anche a coltivare il tartufo bianco, ma gli esiti sono stati particolarmente deludenti.

Coltivazione

La coltivazione dei tartufi è rappresentata dal fatto di riuscire a realizzare con sistema artificiale un rapporto ideale tra fungo e pianta. Si tratta di una tecnica che viene chiamata, in gergo, micorrizazione e viene svolta lasciando che le radici della pianta interessata arrivino a contatto con le spore del tartufo che si intende impiantare. Una volta che si è scelta la specie del tartufo migliore per la coltivazione nel terreno di cui si dispone, è importante anche decidere la tipologia di pianta più adatta per integrarsi con il tartufo. Il consiglio è quello di creare degli impianti di coltivazione con più specie di piante per avere una più ampia variabilità per contrastare imprevisti ed avversità della coltivazione, ma per garantire la produzione in ogni caso. Il prezzo medio di una pianta micorrizata per la coltivazione dei tartufi si attesta intorno ai 9/12 euro, ma dipende sempre dalla tipologia di tartufo che si ha intenzione di impiantare. La stagione migliore per iniziare un impianto adibito ad una tale coltivazione è compresa nel periodo tra autunno e primavera. In seguito all'impianto si possono effettuare lavorazioni superficiali del terreno, che vanno essenzialmente a favorire l'approfondimento delle radici, l'aerazione del suolo, l'infiltrazione dell'acqua e la limitazione delle erbe infestanti. Ovviamente la scelta se effettuare degli interventi o meno, varia in relazione alle caratteristiche del suolo e della specie che è stata utilizzata per la micorrizatura.

Terreno

I tartufi presentano delle particolari esigenze dal punto di vista pedologico e climatico per ogni specie. I tartufi non sopportano i terreni troppo compatti o quelli che presentano un pH acido, mentre si deve fare sempre una preventiva valutazione su tutti gli altri terreni prima di iniziare a coltivare i tartufi. Sono da evitare anche tutti quei terreni con un'eccessiva assenza di calcio e quelli che presentano una profondità piuttosto limitata, che non consentono lo sviluppo delle radici in profondità per almeno 15 centimetri. E' sempre meglio affiancarsi ad un esperto nel settore per capire se il terreno è adatto o meno alla coltivazione dei tartufi: dopo questa preliminare operazione, si dovrà provvedere alla preparazione e alla livellatura del terreno, con la rimozione di arbusti , pietre e tutto ciò che può rappresentare un ostacolo per lo sviluppo di queste particolari piante.

Irrigazione e conservazione

L'irrigazione, che non deve essere in alcun caso effettuata con acqua di acquedotto (dato che presenta al suo interno del cloro), è una delle variabili più importanti per quanto riguarda la coltivazione dei tartufi. Sicuramente una buona irrigazione è in grado di garantire un ottimo attecchimento delle piante e una precoce entrata in produzione dell'impianto, oltre al fatto di favorire una produzione efficace e lineare nel corso degli anni. E' importante anche provvedere all'eliminazione, per garantire una corretta eliminazione, delle eventuali piante infestanti e accertarsi che le piante non vengano infestate da parassiti, che rappresentano un pericolo per la produzione di tartufi.

Produzione

L'entrata in produzione di una tartufaia coltivata comincia, nella maggior parte dei casi, in seguito al settimo od ottavo anno dal momento in cui viene realizzato l'impianto, mentre la produzione a pieno ritmo inizia, di solito, tra il tredicesimo e il quindicesimo anno (ci stiamo riferendo sempre al tartufo nero).

Potatura

La potatura che riguarda le piante micorrizate si dimostra molto difficile da attuare e delicata, dato che deve vertere sulla produzione dei tartufi. Ci sono diverse idee e teorie che riguardano la potatura dei tartufi e, per completezza, le riportiamo tutte. Si può evitare qualsiasi intervento, dato che la tartufaie naturali producono senza alcun potatura; si può ricorrere a leggeri interventi, come una potatura sulle piantine più giovani, per fare in modo di guidare la formazione della chioma o per evitare l'eccessivo ombreggiamento sulle piante adulte; infine, si possono attuare degli interventi drastici, con potatura estremamente intense fin da quando sono piccole, in maniera tale da poter ricavare delle piante basse, con una chioma particolarmente compatta.

Concimazione

La concimazione sia minerali che organica, di solito, non viene svolta, anche se molti tartuficoltori inseriscono nel terreno diverse sostanze (tra cui latte acido, pula di riso, cenere e così via), ma in fin dei conti si tratta di metodi personali e sta ad ognuno di noi valutarne la bontà, tenendo sempre in conto che non esistono in letteratura, molti dati su tale argomento.

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Domande frequenti

  • Quali sono i requisiti fondamentali del terreno per coltivare i tartufi?
    Il terreno per la coltivazione dei tartufi deve presentare specifiche caratteristiche pedologiche e climatiche. È fondamentale evitare terreni troppo compatti, acidi o privi di calcio. Inoltre, il suolo deve avere una profondità sufficiente per consentire alle radici di svilupparsi almeno fino a 15 centimetri. Prima di procedere, è consigliabile una valutazione accurata del terreno e, idealmente, il supporto di un esperto per verificarne l'idoneità. La preparazione include la rimozione di ostacoli come pietre e arbusti e la livellazione del suolo.
  • Come avviene la moltiplicazione e l'impianto dei tartufi?
    La coltivazione dei tartufi si basa sulla micorrizazione, ovvero il rapporto artificiale tra le spore del fungo e le radici di una pianta ospite. Non si piantano direttamente i tartufi, ma si acquistano piante già micorrizate, il cui costo medio oscilla tra i 9 e i 12 euro. L'impianto va effettuato preferibilmente tra autunno e primavera. Si consiglia di utilizzare più specie di piante ospiti per aumentare la variabilità e proteggere la coltura da imprevisti o avversità ambientali, garantendo così una produzione più stabile nel tempo.
  • Quanto tempo ci vuole per ottenere la prima produzione?
    I tempi di attesa per la produzione dei tartufi sono lunghi. L'entrata in produzione di una tartufaia coltivata avviene generalmente dopo il settimo o ottavo anno dall'impianto. Tuttavia, la produzione raggiunge il suo ritmo massimo e diventa pienamente efficace solo tra il tredicesimo e il quindicesimo anno, riferendosi specificamente al tartufo nero pregiato, che è la specie più diffusa nella coltivazione commerciale rispetto al tartufo bianco, dagli esiti spesso deludenti.
  • Quali sono le corrette pratiche di irrigazione e manutenzione?
    L'irrigazione è cruciale per l'attecchimento e la produzione, ma non deve mai avvenire con acqua di acquedotto contenente cloro. Un'adeguata irrigazione favorisce una produzione lineare nel corso degli anni. La manutenzione prevede lavorazioni superficiali del terreno per migliorare aerazione, infiltrazione idrica e controllo delle erbe infestanti. È essenziale eliminare tempestivamente le infestanti e monitorare la presenza di parassiti, che costituiscono un serio pericolo per la salute della tartufaia e la qualità del raccolto.
  • È necessaria la potatura delle piante micorrizate?
    La potatura nelle tartufaie è un tema complesso e dibattuto, poiché deve bilanciare la crescita vegetativa con la produzione fungina. Esistono tre approcci principali: evitare completamente la potatura (simile alle tartufaie naturali), eseguire interventi leggeri sulle giovani piantine per guidare la chioma o prevenire l'ombreggiamento eccessivo, oppure praticare potature drastiche sin dalla giovane età per ottenere piante basse e compatte. La scelta dipende dalle strategie del coltivatore e dalle condizioni specifiche dell'impianto.

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