cardo santo

fitoterapia

cardo santo

Il cardo santo, che viene anche chiamato con il nome di cardo benedetto, si caratterizza per essere utilizzato in tutti quei casi in cui è necessario contrastare l'inappetenza o dei disturbi dispeptici.

di Redazione

19 luglio 2011

Caratteristiche

Il cardo santo è una pianta erbacea biennale spinosa che, nel corso del primo anno di vita, riesce a produrre una rosetta di foglie, mentre durante il secondo anno produce lo scapo floreale, che può raggiungere un'altezza anche pari ad un metro e mezzo. Le foglie del cardo santo possono vantare una lunghezza compresa tra trenta e quaranta centimetri, con una superficie macchiata di bianco, mentre presentano un colore verde lucente e dei bordi spinosi e dentati. Le foglie inferiori, invece, sono picciolate, mentre quelle che appartengono al fusto sono molto meno dentate. I fiori sono rappresentati da delle ligule riunite al centro di capolini, caratterizzati da un tradizionale color porpora e circondati da brattee spinose. Il nome scientifico del cardo santo è Silybum marianum e appartiene alla grande famiglia delle Asteracee.

Etimologia

La parola Silybum deriva dal greco “silybon” che stava a significare un cardo che presenta delle foglie screziate. Il nome cardo santo, invece, fa riferimento essenzialmente alla leggenda secondo cui le macchie bianche che si trovano sulle foglie, sarebbero state originate dalle gocce di latte della Vergine Maria, nel momento in cui stava cercando di nascondere e proteggere il figlio Gesù dai romani, proprio nel corso della fuga verso l'Egitto.

Proprietà

Il cardo santo, che viene anche chiamato con il nome di cardo benedetto, si caratterizza per essere utilizzato in tutti quei casi in cui è necessario contrastare l'inappetenza o dei disturbi dispeptici, dato che per merito della sua particolare azione amaro-tonica, riesce a svolgere una funzione stimolante, per via riflessa, della secrezione gastrica, in maniera tale da semplificare e favorire i processi digestivi. I suoi principi amari, che ricordano un po' quelli che caratterizzano il carciofo (ma in realtà sono estremamente più potenti) e sono fortemente coleretici e colagoghi. La pianta del cardo santo presenta al suo interno flavonoidi, acidi grassi, silimarina, linoleico, oleico e palmitico, proteine e mucillagini. Si tratta di una pianta che è in grado di esercitare un'azione emmenagoga, astringente, colagogo, stimolante, diuretica, ermetica, tonica ed epatoprotettrice. Le radici presentano, invece, delle ottime proprietà diuretiche e febbrifughe, mentre le foglie si caratterizzano per avere delle ottime proprietà aperitive. La parte più importante di questa pianta è rappresentata dai semi che, con il loro contenuto di silimarina, permettono di svolgere un'azione protettrice, disintossicante e curativa del fegato. Inoltre, diversi studi sono riusciti a dimostrare anche che la silimarina svolge una funzione antagonista su un gran numero di sostanze epatotossiche come la falloidina e l'alfa-amanitina. Negli ultimi anni, numerose ricerche e studi hanno portato a conoscenza del fatto che la pianta di cardo santo può vantare un'attività antisettica che ne consente l'uso come detergente e cicatrizzante per combattere le ulcere e le piaghe. L'utilizzo del cardo santo è ovviamente limitato dal suo forte sapore amaro che caratterizza tutti gli infusi che vengono preparati con questa pianta e presenta una particolare controindicazione nei confronti di tutte quelle persone che soffrono di infiammazioni a livello renale ed intestinale.

Uso

Per fare in modo di sviluppare nel migliore dei modi tali proprietà amaro-toniche ed eupeptiche che caratterizzano la pianta di cardo santo, è sempre che le preparazione vengano assunte una mezz'ora prima di ogni pasto e debbano essere sorseggiate piuttosto lentamente, proprio per consentire lo sviluppo di un'azione riflessa mediante la stimolazione dei recettori gustativi. Si può anche ricavare un liquore di cardo santo: la preparazione ricalca quella di tutti gli altri liquori. In pratica, la parte superiore dei fiori e dei fusti di cardo santo viene liberata dalla scorza, ma in particolar modo le radici devono essere messe in infusione alcolica a freddo con la tradizionale aggiunta di zucchero o miele. In seguito ad un adatto periodo di decantazione e invecchiamento, il consiglio è quello di consumare il liquore di cardo santo alla fine dei pasti. Per la preparazione del vino al cardo santo, invece, è necessario provvedere alla macerazione, per un periodo di almeno cinque giorni, di 30 g di cardo santo in un litro di vino bianco. Si tratta di un vino che deve essere assunto prima dei pasti, dato che ha un effetto aperitivo, mentre nel momento in cui viene assunto a metà mattina o a metà del pomeriggio presenta un effetto tonico.

Curiosità

Nel corso del quindicesimo secolo la pianta del cardo santo era molto diffusa, tanto che ne parlà addirittura anche Shakespeare e veniva utilizzata come un ottimo rimedio per contrastare la palpitazione. Questa pianta veniva considerata come un vero e proprio tesoro dei poveri e una panacea, al contrario, per i padri di famiglia. Gli antichi, però, non hanno lasciato ai posteri alcun tipo di menzione: si cominciò a parlare di questa pianta dalla metà del 1400, sopratutto dal periodo in cui viene portata dalle Indie e venne data in dono a Federico III, come sovrano rimedio per combattere l'emicrania: si dice che il vantaggio che ottenne l'imperatore ammalato, le diede il meritato predicato di benedetto.

Domande frequenti

  • Quali sono le principali proprietà medicinali del cardo santo?
    Il cardo santo è noto principalmente per la sua azione epatoprotettiva grazie alla silimarina, che protegge e rigenera le cellule del fegato. Ha inoltre proprietà amaro-toniche che stimolano la digestione e combattono l'inappetenza, agendo come coleretico e colagogo. Viene utilizzato anche per le sue virtù diuretiche, astringenti e antisettiche, risultando utile come detergente e cicatrizzante per ulcere e piaghe cutanee.
  • Come si prepara e si assume il cardo santo per favorire la digestione?
    Per sfruttare le proprietà amaro-toniche, le preparazioni (come infusi o decotti) vanno assunte circa mezz'ora prima dei pasti, sorseggiate lentamente per stimolare i recettori gustativi e la secrezione gastrica. Un altro metodo è l'uso del vino al cardo santo: si macerano 30 grammi di pianta in un litro di vino bianco per cinque giorni. Questo vino va bevuto prima dei pasti come aperitivo o a metà mattinata/pomeriggio come tonico.
  • Esistono controindicazioni all'uso del cardo santo?
    L'uso del cardo santo è generalmente sicuro, ma presenta alcune controindicazioni specifiche. È sconsigliato a chi soffre di infiammazioni a livello renale o intestinale. Inoltre, il forte sapore amaro della pianta può limitarne l'accettabilità nei preparati. Chi assume farmaci specifici dovrebbe consultare un medico, poiché la silimarina potrebbe interagire con il metabolismo epatico di alcuni principi attivi farmacologici.
  • Cosa contiene scientificamente il cardo santo che lo rende efficace?
    La parte attiva principale è la silimarina, contenuta soprattutto nei semi, responsabile dell'azione protettiva e disintossicante del fegato. La pianta contiene anche flavonoidi, mucillagini, proteine e acidi grassi (linoleico, oleico, palmitico). I principi amari, simili ma più potenti di quelli del carciofo, svolgono un'azione fortemente coleretica e colagoga, facilitando il flusso biliare e la digestione dei grassi.
  • Da dove deriva il nome 'cardo santo' o 'benedetto'?
    Il nome legato alla sacralità deriva da una leggenda cristiana: si narra che le macchie bianche sulle foglie siano gocce di latte della Vergine Maria cadute mentre proteggeva il bambino Gesù durante la fuga in Egitto. Storicamente, la pianta divenne famosa nel XV secolo quando fu donata a Federico III come rimedio miracoloso per l'emicrania, guadagnandosi il soprannome di 'benedetto'.

Scheda Tecnica

Silybum marianum

Nome scientificoSilybum marianum
FamigliaAsteracee
Tipo di piantaErbacea biennale spinosa
OrigineSpecie nativa del Mediterraneo e Asia occidentale
EsposizionePieno sole
TerrenoBen drenato, anche povero e sassoso
IrrigazioneModerata, tollera la siccità
FiorituraEstate (luglio-settembre)
AltezzaFino a 150 cm
ConcimazioneNon necessaria, terreno fertile basta
PotaturaAsportare fiori appassiti e foglie secche
MoltiplicazioneSemina in primavera o autunno
Malattie e parassitiResistente, occasionalmente afidi o ragnetti rossi
Difficoltà di coltivazioneFacile da coltivare