Piante Perenni

Papaveri

Il loro tipico colore rosso impreziosisce campi e non solo, ma il papavero ha anche molte altre caratteristiche e peculiarità.

di Redazione

20 luglio 2010

Introduzione al genere dei papaveri

“Ma in altro pensiero allora Elena entrò. Nel dolce vino, di cui bevean, farmaco infuse contrario al pianto e all’ira, e che l’oblio seco inducea d’ogni travaglio e cura”. Recita così un verso dell’Odissea di Omero, la quale si sofferma su questo nepente, un infuso ottenuto mediante l’utilizzo dei semi di papavero, segno che la conoscenza di questa pianta è davvero molto antica. Solitamente, col nome di papavero si indicano tutte quelle specie che appartengono al genere Papaver, oltre ad altre che sono invece riferibili alla famiglia della Papaveracee (distribuite in prevalenza nelle zone temperate e subtropicali dell’emisfero boreale).

Specie e diffusione geografica

Il genere Papaver, comunque, comprende circa un centinaio di specie di erbe (in rari casi si tratta di suffrutici, vale a dire le piante perenni che si caratterizzano per la loro base di legno) di vario tipo, annue, bienni o, nella maggior parte dei casi, perenni. La diffusione geografica è molto variegata e si passa da alcune zone alpine o fredde fino all’Europa, l’Asia e l’Africa Boreale, e persino l’Africa meridionale e l’Australia. Le tipiche piante del genere sono ispide e dotate di latice, con foglie lobate o dissette; i fiori, invece, sono ermafroditi, vistosi, solitari su dei lunghi peduncoli, con degli splendidi boccioli reclinati. Il pistillo è unico e un disco raggiato e persistente riunisce tutti gli stimmi. Merita un cenno anche il frutto del papavero, spesso sfruttato a scopo terapeutico, ma non solo, visto che si tratta di una capsula con i pori situati immediatamente sotto il disco. Molto noti sono anche i semi di papavero, di dimensioni davvero minute e che vengono a maturità quando sono proiettati all’esterno in seguito alle oscillazioni del lungo peduncolo, oscillazioni provocate ovviamente dal vento.

I papaveri "italiani"

C’è da dire, in questo senso, che la nostra flora comprende però soltanto quattro specie, la più comune delle quali è il Papaver rhoeas, detto anche “Papavero dei campi” o “Rosolaccio”: la pianta in questione, erba annua e ramosa, è alta dai venti centimetri fino a un metro ed è comunissimo nei luoghi incolti e tra le messi (specialmente nel grano). Come già anticipato, il papavero è anche usato nella medicina popolare. Un’altra specie ben diffusa è il cosiddetto Papaver hybridum, anch’esso annuo, dei campi, muri e argini delle strade. L’Italia può invece vantare il bellissimo Papaver alpinum, il quale si trova nella zona alpina delle Alpi e dell’Abruzzo: si tratta di una pianta perenne e di piccola statura, mentre la corolla vivacizza tutto l’insieme col suo caratteristico colore bianco o giallo-aranciata. L’Italia meridionale, poi, è ricca del Papaver somniferum, il cosiddetto “papavero da oppio”: è una pianta annua e dal fusto poco ramificato, la cui altezza può superare perfino il metro, contraddistinto da grandi fiori termali, bianchi o rosei (la coltivazione originaria, in questo caso, è dell’Asia Minore ed è proprio grazie al suo latice condensato che si ottiene l’oppio vero e proprio).

I papaveri nel mondo

Alcune specie del genere Papaver vengono addirittura coltivate a scopo ornamentale. A seguito di alcuni incroci e selezioni, sono state ottenute delle cultivar ornamentali di Papaver roehas come Shirley Single Mixed, a fiori bianchi, rosa, salmone e cremisi, e Shirley Double Mixed, a fiori con numero doppio di petali. Queste piante sono molto adatte al giardino di tipo roccioso, a formare delle caratteristiche bordure accanto a cespugli di margherite, di agerato, di lobelia, di liatris e di tagetes. Nel caso in cui dovessero essere recisi, questi fiori non avrebbero alcuna durata in qualsiasi tipo di vaso. Per lo stesso fiore reciso, infatti, viene invece coltivato il Papaver nudiculae, noto anche come il papavero d’Islanda, nonostante la sua reale origine sia della Siberia, delle Montagne Rocciose, dell’Alaska, della Svezia, della Norvegia, del Tibet, dell’Afghanistan e dell’Himalaya. Il nome così particolare della specie deriva dal fatto di possedere diverse foglie radicali a rosetta, di un verde chiaro intenso e portate da esili piccioli.

La coltivazione

La corolla è formata da quattro petali, di cui due interni più piccoli e due dal diametro maggiore e di colore bianco. I semi germinano in questo caso in quindici giorni: dopo un mese, poi, la piantina, la quale ha quattro foglie vare, viene trapiantata a dimora, per cui continuerà a ingrossarsi ed emettere foglie. Dopo quattro mesi dalla semina, inoltre, compaiono i boccioli che si ingrossano e si aprono: una volta raccolti gli steli, essi possono essere immersi per qualche secondo in acqua bollente, in modo da interrompere la fuoriuscita del latice e prolungare la durata del fiore reciso.

Curiosità ornamentali

Davvero interessante è anche il Papaver somniferum per il suo esclusivo uso da coltivazione. In effetti, tale pianta può essere agevolmente coltivata in qualsiasi tipo di giardino; tra l’altro, ne esistono varie specie a fiore doppio (come può essere, ad esempio, il Pink Chiffon) con colori vivaci ed emozionanti, come il rosa chiaro, assai piacevoli alla vista. Gli steli, in tal caso, sono alti fino a un metro, e sono la soluzione più adatta per creare e rinvigorire delle aiuole tra gli alberi più imponenti come magnolie o conifere dal portamento prostrato.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza tra il papavero comune e quello da oppio?
    Il papavero comune (Papaver rhoeas) è un'erba annuale spontanea, alta fino a un metro, con fiori rossi vivaci, diffusa nei campi incolti. Il papavero da oppio (Papaver somniferum) è anch'esso annuale ma si distingue per il fusto glabro, meno ramificato e spesso bluastro-verdastro, con fiori grandi bianchi o rosei. La principale differenza biologica e legale risiede nel contenuto di latice: il P. somniferum contiene alcaloidi morfina e codeina, mentre il P. rhoeas ne è privo o presente in tracce minime non psicoattive. Entrambi sono coltivabili a scopo ornamentale, ma la raccolta del latice dal P. somniferum è illegale nella maggior parte dei paesi occidentali.
  • Come si coltivano i papaveri nel giardino domestico?
    I papaveri prediligono posizioni soleggiate e terreni ben drenati, evitando quelli troppo pesanti o ricchi di sostanza organica fresca. La semina avviene generalmente in primavera o autunno, a seconda della specie. È fondamentale non coprire eccessivamente i semi, poiché molti necessitano di luce per germogliare. Una volta germinate, le piantine vanno diradate per evitare competizione radicale. Non amano i trapianti: è meglio seminarli direttamente a dimora. Durante la crescita, richiedono irrigazioni moderate; l'eccesso di acqua favorisce marciumi radicali e riduce la vitalità della pianta.
  • Perché i fiori recisi di papavero durano poco e come prolungarne la vita?
    I papaveri comuni (come il Rosolaccio) hanno fiori recisi dalla durata estremamente breve perché, una volta tagliati, continuano a secernere un lattice bianco e vischioso che ostruisce i vasi conduttori, impedendo l'assorbimento dell'acqua. Per ovviare a questo problema, è consigliabile immergere immediatamente la base dello stelo in acqua bollente per pochi secondi dopo il taglio. Questo trattamento coagula il lattice all'estremità del fusto, bloccandone la fuoriuscita e permettendo alla pianta di assorbire correttamente l'acqua, prolungando significativamente la freschezza del fiore nel vaso.
  • Esistono varietà di papavero adatte ai giardini rocciosi?
    Sì, il Papaver alpinum è la scelta ideale per i giardini rocciosi. Si tratta di una pianta perenne di piccole dimensioni, originaria delle Alpi e degli Appennini, che produce fiori bianchi o giallo-aranciati. Ama il pieno sole e i terreni sassosi e ben drenati, tipici delle creste rocciose. Altre varietà ornamentali derivate da ibridi, come 'Shirley', possono essere utilizzate in bordure miste con margherite o lobelie, purché il terreno non sia troppo ricco e umido. Il Papaver nudicaule (papavero d'Islanda) è un'altra opzione valida per aiuole soleggiate, apprezzato per i suoi fiori delicati e colorati.

Scheda Tecnica

Papaver spp.

Nome scientificoPapaver spp.
FamigliaPapaveraceae
Tipo di piantaEracea (annua, biennale o perenne)
OrigineZone temperate e subtropicali emisfero boreale
EsposizionePieno sole
Temperatura minimaVariabile in base alla specie (es. P. alpinum resiste al freddo alpino)
TerrenoBen drenato, fertile
IrrigazioneModerata, evitare ristagni idrici
FiorituraPrimavera-Estate
AltezzaDa pochi cm (P. alpinum) a oltre 1 metro (P. somniferum)
ConcimazioneLeggera, preferibilmente prima della fioritura
PotaturaAsportazione dei fiori appassiti per prolungare la fioritura
MoltiplicazioneSemina (diretta o in semenzaio)
Malattie e parassitiGeneralmente resistente, attenzione a funghi se il terreno è troppo umido
Difficoltà di coltivazioneFacile

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