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Parchi e Giardini

Parco Majella

Approfondimento dedicato alla scoperta delle meraviglie del Parco della Majella. Cosa vedere e quale tipo di flora e fauna ammirare

di Redazione

05 novembre 2013

Parco Majella

Il suo paesaggio è in parte simile al Grand Canyon americano. Monti, vallate e valloni contornano uno dei più bei territori di montagna. Stiamo parlando del Parco della Majella, area protetta che ricade su ben tre province dell’Abruzzo, collocandosi tra i parchi nazionali più importanti d’Italia e di questa regione. Rocce, valloni e vallate su cui scorrono fiumi di rara bellezza, si intrecciano con sentieri boscosi e con eremi costruiti dalle antiche popolazioni che abitavano questa terra. Il Parco confina con gli altri territori protetti dell’Abruzzo, rappresentando di fatto un importante patrimonio per la tutela e la valorizzazione della biodiversità. Dopo le razzie del passato, i mammiferi di montagna sono stati man mano introdotti per ripopolare il loro habitat naturale. Migliaia anche le specie vegetali protette che si possono ammirare non solo nei sentieri, ma anche nei giardini botanici del Parco. Come si può notare, le cose da vedere alla Majella sono tantissime. Ammirarle di persona non è solo un’esperienza indimenticabile, ma anche un modo per valorizzare una terra ricchissima di cultura, tradizione e biodiversità.

Caratteristiche

Il Parco nazionale della Majella si trova in Abruzzo, su tre province: L’Aquila, Pescara e Chieti. L’area protetta comprende i massicci montuosi più importanti della zona appenninica, tra cui la Majella, da cui deriva il nome del Parco, il Morrone, il Porrara e i Monti Pizzi. I massicci montuosi, con cime che superano anche i duemila metri, sono caratterizzati da rocce calcaree e dolomitiche. L’asperità del paesaggio montano è addolcita da immense vallate in cui sgorgano fiumi che hanno formato dei bacini ( canyon) visibili anche dai comuni limitrofi. Boschi, grotte e valloni ospitano anche una flora e una fauna di inestimabile valore. La vegetazione e la popolazione faunistica coesistono con sentieri una volta adibiti all’agricoltura e all’eremitaggio. Gli eremiti vivevano infatti negli eremi, strutture ancora ben visibili quando si attraversano i sentieri del Parco della Majella. L’area si estende su oltre 70 mila metri quadri che comprendono ben sette riserve naturali e due riserve regionali. A ciò si devono aggiungere i cinque valloni che attraversano i versanti orientali e nord occidentali del Parco, tra cui spicca quello di Taranta, dove si trova la grotta del Cavallone. Gli altri valloni, anch’essi molto rinomati, ospitano flora e fauna di pregio che esamineremo meglio ai paragrafi successivi.

Storia

La storia del Parco della Majella è antichissima e trae origine dalle più importanti ere geologiche. Durante la preistoria, gli sconvolgimenti della crosta terrestre e le variazioni climatiche diedero origine alle rocce calcaree e dolomitiche. I primi insediamenti umani del Parco risalgono a circa 800 mila anni fa, quando agricoltori e pastori utilizzarono le risorse dei boschi per nutrirsi e per praticare l’allevamento e la pastorizia. Non tutti gli antichi abitanti scelsero di dedicarsi all’agricoltura. Alcuni preferirono la vita spirituale, ritirandosi presso piccole casupole a forma di monastero, chiamate “eremi”. La vita delle antiche popolazioni della Majella venne anche segnata da frequenti razzie e ruberie perpetrate da ladri e briganti. I segni di queste ruberie sono ancora presenti nelle incisioni effettuate su alcune rocce, che, per questa caratteristica, vengono chiamate “tavole dei briganti”. L’istituzione del Parco nazionale della Majella avvenne nel 1991, grazie alla legge quadro che individuò le aree italiane da proteggere, tra cui era compresa anche quella del massiccio abruzzese. L’istituzione ufficiale si ebbe però solo nel 1995 quando venne emesso il decreto e quando venne istituito l’Ente gestore del Parco, con sede in provincia di Chieti.

Flora e fauna

Il patrimonio florofaunustico della Majella è davvero molto vasto. Le specie che insistono nelle aree di montagna e dei valloni sono endemiche e rappresentano proprio le specie di punta della biodiversità del Parco. Tra i 1700 e 1800 metri si trovano i faggi, ma anche tasso, agrifoglio, sorbo, acero, cerro, carpino nero, ornello e alberi da frutto. Presenti anche sottospecie derivate dalla riduzione dei ghiacciai. Tra queste, viola della Majella, ranuncolo magellense, stella alpina dell'Appennino, genziana magellense, tarassaco glaciale, adonide distorta, pinguicola di Fiori, aquilegia della Majella, soldanella della Majella, scarpetta di Venere, ginepro sabino, androsace abruzzese, carice capillare e centaurea di Tenore. Ad altitudini maggiori troviamo il ginepro nano, il sorbo alpino, specie rara, l'uva d'orso, il ginepro sabino e il mirtillo. Nei versanti più mediterranei del Parco troviamo invece il leccio e l’acero di Lobel. Tra le rocce più inaccessibili della Majella, ovvero tra il Vallone di Macchialunga e la Valle dell'Orfento, si trova il pino nero italico, specie spontanea. Tra il Monte Pizzalto, su un’area di circa ottanta ettari, si trovano faggi secolari in cui si notano anche i morsi degli animali domestici portati al pascolo. Molto interessante e oggetto di studio è anche la fauna, tra cui spiccano il lupo appenninico, la lepre, il cinghiale, il camoscio, la lontra, l’orso bruno, la faina, la donnola, la talpa, la volpe, il tasso, il riccio e la martora. L’avifauna comprende invece il falco pellegrino, il falco pecchiaiolo, il fringuello alpino, il gheppio, il lanario, il merlo, lo sparviero e il picchio.

Domande frequenti

  • Quali sono le principali caratteristiche geografiche del Parco della Majella?
    Il Parco Nazionale della Majella si estende su tre province abruzzesi: L'Aquila, Pescara e Chieti. Il territorio è caratterizzato da massicci montuosi calcarei e dolomitici, tra cui il Monte Majella, il Morrone, il Porrara e i Monti Pizzi, con cime che superano i duemila metri. Il paesaggio è segnato da un'aspra orografia addolcita da immense vallate, valloni e canyon scavati dai fiumi. L'area protetta copre oltre 70.000 ettari e include sette riserve naturali, due riserve regionali e cinque valloni di particolare pregio ambientale, come il Vallone di Taranta.
  • Che tipo di flora è possibile incontrare nella Majella?
    La flora della Majella è ricca di specie endemiche e adattate alle diverse altitudini. Tra i 1.700 e 1.800 metri predominano faggi, tassi, agrifogli, aceri e carpini. Nelle zone più alte crescono il ginepro nano, il sorbo alpino e l'uva d'orso. Sono presenti numerose specie rare derivate dall'era glaciale, come la Viola della Majella, la Stella Alpina dell'Appennino, la Gentiana magellanica e la Scarpetta di Venere. Nei versanti mediterranei si trovano lecci e aceri di Lobel, mentre il Pino Nero Italico sopravvive in nicchie rocciose specifiche.
  • quali specie animali proteggono il Parco della Majella?
    Il Parco ospita una fauna selvatica eccezionale, simbolo della biodiversità italiana. I grandi mammiferi includono l'orso bruno marsicano, il lupo appenninico, il camoscio d'Abruzzo, il cinghiale e la lontra. Tra i carnivori minori si segnalano la faina, la donnola, la martora e la volpe. L'avifauna è altrettanto varia, con rapaci come il falco pellegrino, il lanario, il falco pecchiaiolo e lo sparviero, oltre a uccelli come il fringuello alpino, il picchio e il merlo. Questa diversità animale coesiste con sentieri storici e aree un tempo dedicate all'agricoltura.
  • Quando è stato istituito il Parco Nazionale della Majella?
    L'iter istitutivo del Parco ha avuto inizio nel 1991 con la legge quadro che identificava le aree nazionali da tutelare. Tuttavia, l'istituzione ufficiale e operativa è avvenuta nel 1995, data in cui fu emanato il relativo decreto e creato l'Ente gestore del Parco, con sede legale in provincia di Chieti. Prima della sua istituzione, la zona era stata soggetta a sfruttamento e razzie storiche, rendendo fondamentale la protezione legale per preservarne il patrimonio naturalistico e culturale unico.
  • Cosa sono le 'tavole dei briganti' e qual è la storia umana del luogo?
    Le 'tavole dei briganti' sono rocce su cui sono state incise iscrizioni lasciate dai banditi che infestavano la zona in passato. La presenza umana nella Majella risale a circa 800.000 anni fa, con attività di caccia, allevamento e pastorizia. Una parte della popolazione storica scelse una vita spirituale ritirandosi in piccoli eremi, strutture monastiche rudimentali ancora oggi visibili lungo i sentieri. Questa stratificazione culturale, fatta di agricoltura, eremitaggio e clandestinità, si fonde con il paesaggio naturale, offrendo un patrimonio storico unico insieme alla biodiversità.