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potassio concime

Approfondimento dedicato ai vantaggi, agli svantaggi e agli usi della concimazione potassica

di Redazione

15 febbraio 2013

Potassio concime

Le piante sono degli esseri viventi vegetali che hanno bisogno di nutrirsi, di respirare e di bere al pari degli altri esseri viventi del regno animale. Le principali funzioni metaboliche delle piante vengono svolte grazie all’assorbimento delle sostanze nutritive del terreno. Non sempre queste sostanze sono assorbili dalle radici delle piante. In tal caso può essere necessario ricorrere alla somministrazione manuale di alcune particolari sostanze chiamate concimi. Somministrare le sostanze nutritive alle piante configura una pratica colturale chiamata concimazione. Concimare le piante significa proprio fornire tutte le sostanze nutritive di cui hanno bisogno. Gli elementi indispensabili alla nutrizione vegetale sono l’azoto, il fosforo e il potassio, detti macroelementi, ma anche altre sostanze come il ferro, lo zinco, il calcio, il boro e il magnesio, detti microelementi. Ognuna di queste sostanze svolge un ruolo determinante e prezioso per la nutrizione delle piante. I concimi somministrati manualmente o per irrigazione, sia alle piante che al terreno, contengono proprio i macro ed i microelmenti che abbiamo appena elencato. Tra questi, svolge un ruolo determinante anche il potassio, solitamente presente nei concimi complessi indicati con la sigla NPK, dove N sta per azoto, P per fosforo e K per potassio.

Caratteristiche

Il potassio è un composto chimico naturalmente presente nei minerali e nelle sostanze inerti che compongono il terreno. I composti potassici sono maggiormente presenti nei terreni argillosi, neutri e acidi, mentre scarseggiano in quelli calcarei, cioè in quelli con forte presenza di calcio, elemento chimico che neutralizza i composti potassici. Il potassio è presente nel terreno in diverse forme, tra cui quella solubile, adsorbita e fissata. Il potassio solubile è presente nell’acqua disciolta naturalmente nel terreno; quello adsorbito è formato da una frazione solubile e da una fissata, quest’ultima è formata dal potassio intrappolato nei minerali del terreno. Le piante assorbono facilmente il potassio solubile e la frazione solubile di quello adsorbito, mentre non riescono a raggiungere il potassio fissato che è trattenuto stabilmente dai minerali del terreno. Nei terreni acidi, la frazione solubile di potassio è presente in gran quantità, per cui non è necessario procedere a una specifica o abbondante concimazione potassica. Questa è necessaria in caso di terreni poveri o di piante che manifestano chiari sintomi di carenza. Il potassio contribuisce a migliorare la forma e il sapore dei frutti, ma anche a potenziare le capacità di assorbimento idrico della pianta e l’immagazzinamento delle sostanze proteiche indispensabili allo sviluppo vegetale.

Concimazione

La concimazione potassica deve tenere conto della tipologia di piante coltivate e delle caratteristiche chimico fisiche del terreno. In genere, le piante assorbono molto lentamente le riserve potassiche presenti nel suolo. Per questo motivo, non è utile, ma nemmeno consigliabile, apportare concime potassico in un’unica soluzione o in maniera troppo abbondante. La concimazione potassica eccessiva, anche se non è stata valutata in termini di danni alle piante, può causare però una diminuzione degli altri microelementi presenti nel terreno o nei concimi complessi. E’ stato riscontrato che un eccesso di potassio causa la diminuzione delle riserve di magnesio, microelemento importante per il corretto svolgimento della fotosintesi clorofilliana. Nei terreni argillosi è necessario apportare concime potassico in piccolissime dosi, mentre nei terreni a media presenza di potassio, la quota può essere parzialmente aumentata. La concimazione potassica è necessaria nei terreni calcarei e sabbiosi, generalmente poveri di questa sostanza, e per le piante da frutto. Il periodo migliore per effettuare la concimazione potassica è poco prima del riposo vegetativo della pianta, cioè prima dell’estate. Per le piante da frutto, la concimazione potassica si può praticare anche a primavera. Il concime potassico va apportato al terreno a scopo di fertilizzazione. Nei terreni sabbiosi, la fertilizzazione potassica del terreno avviene tramite apporto costante di concime organico.

Formulazioni

Il potassio può essere apportato al terreno sia tramite concimi chimici e che tramite concimi naturali. I concimi potassici di natura chimica sono commercializzati in due formulazioni principali: il cloruro e il solfato di potassio. Il primo è un concime ottenuto dalla triturazione di sostanze minerali; il secondo è ottenuto dalla reazione tra il cloruro di potassio e il solfato di magnesio. Il cloruro di potassio si presenta come dei cristalli simili al sale. Questo concime non è molto usato per via dell’alta quota di cloro in esso contenuto. Il cloruro di potassio si usa soltanto nei terreni molto permeabili che consentono un’ampia e veloce dispersione del cloro. L’accumulo di questa sostanza può, infatti, avere effetti dannosi sulle piante. Il solfato di potassio è, invece, ampiamente utilizzato perché adatto a diverse tipologie di terreno e di piante. Si presenta come una polvere giallastra che non crea fenomeni di eccesso o di carenza di potassio nelle piante. Questa formulazione, per le sue caratteristiche, permette anche di disperdere la quota di cloro eventualmente presente nel composto chimico. I concimi potassici di natura organica sono derivati esclusivamente da sostanze di natura organica. Il potassio organico è solitamente ottenuto dalla barbabietola da zucchero, da cui si ricavano i cosiddetti concimi salino potassici. Questi concimi, per il loro contenuto di carbonati e di sodio, si usano per alcalinizzare i terreni molto acidi.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali sintomi di carenza di potassio nelle piante?
    La carenza di potassio si manifesta spesso con ingiallimento (clorosi) e necrosi ai margini delle foglie vecchie, poiché il potassio è un nutriente mobile che la pianta sposta verso le nuove crescite. I frutti possono risultare piccoli, insipidi o deformati, e la pianta mostra una ridotta resistenza agli stress ambientali e alle malattie. Osservando ingiallimenti marginali e frutti di scarsa qualità, è probabile un deficit di questo macroelemento.
  • In quali tipi di terreno il potassio è più difficile da assorbire?
    Il potassio risulta meno disponibile nei terreni calcarei, ricchi di calcio, che tende a neutralizzarlo rendendolo indisponibile per le radici. Inoltre, nei terreni argillosi il potassio può rimanere 'fissato' all'interno della struttura minerale, impedendo alle piante di assorbirlo facilmente. Al contrario, nei terreni acidi la frazione solubile è più abbondante. È fondamentale analizzare il pH del suolo prima di concimare.
  • Qual è la differenza tra cloruro di potassio e solfato di potassio?
    Il cloruro di potassio contiene elevate quantità di cloro, che può essere tossico per molte piante e accumularsi nel suolo, limitandone l'uso solo a terreni molto permeabili. Il solfato di potassio, invece, è una polvere giallastra più sicura e versatile, adatta a quasi tutti i terreni e le piante, poiché non causa accumuli nocivi di cloro e offre una distribuzione più equilibrata del nutriente.
  • Quando è il momento giusto per applicare il concime potassico?
    Il periodo ottimale è generalmente poco prima del riposo vegetativo, ovvero prima dell'estate, permettendo al terreno di immagazzinare la risorsa per la stagione successiva. Per le piante da frutto, è possibile intervenire anche in primavera. Evitare somministrazioni eccessive in un'unica soluzione, preferendo dosi moderate e distribuite nel tempo per evitare squilibri con altri nutrienti come il magnesio.
  • L'eccesso di potassio influisce negativamente sulla pianta?
    Sì, un apporto eccessivo di potassio può creare squilibri nutrizionali, in particolare riducendo l'assorbimento di magnesio, essenziale per la fotosintesi clorofilliana. Può anche diminuire la disponibilità di altri microelementi. Pertanto, la concimazione deve essere calibrata in base alle analisi del terreno e alle esigenze specifiche della specie coltivata, evitando sempre l'applicazione indiscriminata o troppo concentrata.