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Alcune varietà di piante grasse hanno bisogno di essere concimate. Qual è il concime ideale? Trova la risposta leggendo questa pagina web

di Redazione

19 giugno 2013

Concime piante grasse

Le piante grasse, dette anche “succulente”, sono delle specie che amano vivere in luoghi aridi e secchi. La loro principale caratteristica è quella di trattenere acqua e di sopravvivere per lunghi periodi anche in condizioni di estrema siccità. In natura esistono migliaia di specie di piante grasse, ognuna con esigenze e caratteristiche diverse. Spesso apprezzate per il loro valore decorativo, le piante grasse vengono coltivate anche nelle nostre case, su terrazze e balconi, ma anche in giardino. Come tutte le piante, anche le specie succulente necessitano di cure e attenzioni adeguate. Queste cure non riguardano però le annaffiature, di cui queste specie sanno fare volentieri a meno, ma il rinvaso e la concimazione. I concimi, infatti, forniscono alle piante grasse tutte le sostanze nutritive di cui hanno bisogno. Non tutte le piante grasse hanno bisogno di essere concimate. Le cactacee, ad esempio, specie simbolo delle piante grasse, sopravvivono in condizioni estreme, assorbendo autonomamente le sostanze naturalmente presenti nel suolo. Per queste piante, dunque, la somministrazione dei concimi è assolutamente vietata. Per altre specie di piante grasse, si può invece fare uno strappo alla regola, perché il concime servirà proprio a mantenerle in vita e a farle fiorire regolarmente e con stupendi effetti ornamentali.

Cosa sapere

Il concime ideale per piante grasse è preferibilmente chimico e in forma liquida, cioè un concime ternario a base di azoto, fosforo e potassio (NPK). In questo concime, il fosforo e il potassio devono essere superiori all’azoto, perché questo elemento è già naturalmente presente nelle foglie delle piante grasse. Il potassio, inoltre, deve essere superiore anche al fosforo. Per non sbagliare, conviene scegliere concimi specifici per piante grasse, in cui i vari macroelementi sono correttamente bilanciati. I concimi per piante grasse sono anche arricchiti da microelementi, quali zinco, ferro, rame e manganese, che le piante grasse non riescono ad assimilare dal substrato. Il concime per piante grasse va distribuito ogni tre settimane, dalla primavera all’estate. La somministrazione non va effettuata sulle piante appena rinvasate. In questo caso, il concime va distribuito a partire dall’anno successivo. Nelle piante grasse si sconsiglia l’uso dello stallatico. Questo concime organico, infatti, rendendo troppo umido il terreno, rischia di causare alla pianta delle malattie fungine. Nel caso si scelgano concimi liquidi ternari addizionati a microelementi, si consiglia sempre di ridurre le dosi indicate nella confezione di acquisto. L’eccesso di sostanze nutritive può, infatti, indebolire la pianta grassa fino a causarne la morte.

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Domande frequenti

  • Qual è il rapporto ideale NPK per il concime delle piante grasse?
    Il concime ideale deve essere ternario (azoto, fosforo, potassio) con il fosforo e il potassio superiori all'azoto. Poiché l'azoto è già presente naturalmente nei tessuti succulenti, un eccesso potrebbe risultare dannoso. Il potassio dovrebbe essere il macronutriente predominante per favorire la salute generale e la fioritura. È fondamentale selezionare prodotti specifici per succulente, dove questi elementi sono bilanciati correttamente rispetto alle esigenze fisiologiche peculiari di queste piante.
  • Con quale frequenza e quando somministrare il concime?
    La concimazione va effettuata ogni tre settimane durante il periodo vegetativo attivo, ovvero dalla primavera all'estate. Durante l'autunno e l'inverno, con la dormienza della pianta, è necessario sospendere qualsiasi apporto nutritivo. Questa cadenza garantisce un rifornimento costante ma moderato di nutrienti, evitando shock osmotici dovuti a concentrazioni troppo elevate di sali nel substrato, mantenendo così un equilibrio idrico essenziale per le succulente.
  • È possibile usare concimi organici come lo stallatico?
    No, l'uso dello stallatico è fortemente sconsigliato per le piante grasse. Questo concime organico tende a trattenere troppa umidità nel substrato, creando un ambiente favorevole allo sviluppo di marciumi radicali e malattie fungine letali per specie adattate ad ambienti aridi. Si raccomanda esclusivamente l'uso di concimi chimici liquidi specifici, che permettono un controllo preciso della concentrazione e del drenaggio, riducendo drasticamente il rischio di ristagni idrici correlati alla fertilizzazione.
  • Come gestire la concimazione dopo il rinvaso?
    Non bisogna mai concimare immediatamente dopo il rinvaso. Le radici, spesso tagliate o disturbate durante l'operazione, necessitano di tempo per guarire e riadattarsi al nuovo substrato. La prima somministrazione di concime va rimandata almeno fino all'anno successivo al rinvaso. Intervenire precocemente potrebbe bruciare le radici ancora fragili. Attendere permette alla pianta di stabilizzarsi completamente nel nuovo contenitore, garantendo poi una crescita sana e vigorosa grazie ai nutrienti forniti.
  • Perché alcune piante grasse non vanno concimate?
    Non tutte le specie succulente richiedono integrazione nutrizionale esterna. Ad esempio, molte Cactacee sono evolute per sopravvivere in condizioni estreme, assorbendo autonomamente le scarse sostanze nutritive presenti nei loro habitat naturali. Per queste specie, la somministrazione di concimi è inutile e potenzialmente pericolosa, poiché può alterare il loro metabolismo naturale. La fertilizzazione è riservata principalmente ad altre specie succulente che beneficiano di un supporto esterno per mantenere vitalità e fioritura regolare.
  • Cosa fare se si usa un concime liquido generico?
    Se si opta per un concime liquido ternario generico arricchito di microelementi (zinco, ferro, rame, manganese), è cruciale ridurre drasticamente le dosi indicate sulla confezione. Le piante grasse sono sensibili agli eccessi di sali minerali, che possono indebolire i tessuti succulenti fino a causarne la morte. Diluire il prodotto oltre le raccomandazioni standard minimizza il rischio di tossicità da accumulo nel substrato, proteggendo la pianta da stress osmotico e danni cellulari irreversibili.