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Uva Sangiovese

Il Sangiovese, in compagnia del Nebbiolo, si può certamente considerare come l’uva rossa italiana più importante ed apprezzata in tutto il mondo.

di Redazione

01 febbraio 2014

SToria

Il Sangiovese, in compagnia del Nebbiolo, si può certamente considerare come l’uva rossa italiana più importante. Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio, visto che questa uva, insieme proprio al Nebbiolo piemontese, è in grado di donare i più apprezzati e diffusi vini italiani. Al giorno d’oggi, è importante mettere in evidenza come questo primato, che si è mantenuto inalterato per diversi anni, è ora messo in “pericolo” da parte delle nuove vinificazioni dei Primitivo, Aglianico e di un gran numero di vitigni che provengono dalla parte meridionale della penisola italiana, anche se la strada per agguantare il primo posto, per questi ultimi, è ancora molto lunga. Nello specifico, il Sangiovese si caratterizza per poter contare sulla più ampia ed estesa superficie coltivata “in rosso” di tutta la penisola: in particolar modo, il suo punto focale è rappresentato dalle regioni centrali d’Italia e, scendendo più nello specifico, dalla Toscana, dall’Emilia Romagna e dall’Umbria. In queste tre regioni, infatti, le coltivazioni di uva Sangiovese raggiungono la bellezza di più di 120 mila ettari, che coprono addirittura il 15% delle complessive coltivazioni in rosso.

Diffusione

L’uva Sangiovese e il vino che produce si possono decisamente far risalire a delle poche particolarmente antiche , visto che secondo la tradizione provengono addirittura dal mitico e potente sangue di Giove, il dio di tutti gli dei. In realtà, stando a delle testimonianze più verificabili, pare proprio che già nel periodo degli Etruschi, ovvero a partire dal 1000 avanti Cristo, si cominciava a vinificare. Da quel momento in poi, la regione Toscana e l’intera penisola hanno imparato ad apprezzare notevolmente questo meraviglioso vino e con l’insuccesso delle varietà del sud e la susseguente Unità d’Italia, le colline toscane hanno raggiunto una grande fama fino ai primi anni Novanta, avendo solamente il Nebbiolo come avversario principale. Le coltivazioni di Sangiovese si concentrano anche in Emilia-Romagna, ma bisogna mettere in evidenza come non siano in grado di garantire una tale qualità come quella delle varietà toscane, anche se riescono a mettere a disposizione un’elevata produzione di vini estremamente freschi e leggeri, che si rivolgono maggiormente al consumo di tutti i giorni.

Caratteristiche

Il Sangiovese si ramifica in due importanti varietà, anche se su questa differenziazione non c’è grande accordo da parte degli ampelografi, anche se bisogna sottolineare come diversi viticoltori apprezzino notevolmente la distinzione che intercorre tra il Sangiovese Grosso, che viene considerato come il migliore, e il Sangiovese Piccolo. All’interno della prima categoria, ovvero il Sangiovese Grosso, si possono far rientrare diverse varietà che sono in grado di garantire delle vinificazioni relative ai supertuscans, ovvero il Brunollo, senza dimenticare anche il Prugnolo, il Morellino, il Vino Nobile ed il Chianti Classico. E parlando dal Chianti, è proprio a partire da questa varietà che si è diffusa la leggenda del Sangiovese, nel momento in cui i turisti che arrivavano in Italia nell’Ottocento, non vedevano l’ora di visitare le verdi colline toscane e di dare un sorso a questo fantastico vino, che veniva mantenuto all’interno del tradizionale fiasco, imbottito di paglia per favorirne l’ottimale conservazione. Proprio quest’ultima particolarità ha rappresentato per diverso tempo una caratteristica inscindibile di questo vino, al punto tale che ancora al giorno d’oggi diversi produttori preferiscono sfruttarlo all’interno di produzioni esclusive, più che altro per una questione estetica. Un vero e proprio simbolo di identità, che ha contraddistinto il Sangiovese fin dagli inizi e che rappresentava anche una vera e propria attrazione per i turisti che accorrevano da quelle parti, come abbiamo appena avuto modo di dire.

Vitigno

Il Sangiovese si caratterizza anche per essere un vitigno particolarmente apprezzato da diversi viticoltori, soprattutto per via del fatto che è in grado di garantire un ottimo livello di vigoria, ma anche una buonissima adattabilità ad ogni tipologia di terreno. In realtà, però, tutti quei viticoltori che possono contare su una formazione tipicamente calcarea, hanno la possibilità di ricavare dei risultati indubbiamente più importanti, dal punto di vista qualitativo, rispetto a chi ha a disposizione altri terreni. Una delle principali caratteristiche del vitigno Sangiovese è, senza ombra di dubbio, quella di avere una maturazione decisamente tardiva, che permette di regalare dei vini estremamente ricchi in polifenoli, anche se nelle stagioni in cui le temperature scendono notevolmente sotto i livelli ideali, il vitigno sopperisce a tale situazione conferendo al vino un’acidità un po’ troppo marcata, che deve essere necessariamente resa più morbida. Non dobbiamo dimenticare anche come in tutti quei luoghi che sono caratterizzati da un clima estremamente piovoso, il vitigno Sangiovese non riesce a contrastare adeguatamente tale situazioni meteorologica per via dello spessore eccessivamente ridotto delle bucce.

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Domande frequenti

  • Quali sono le differenze principali tra Sangiovese Grosso e Sangiovese Piccolo?
    La distinzione tra Sangiovese Grosso e Piccolo è dibattuta tra gli ampelografi, ma i viticoltori li riconoscono principalmente per le dimensioni dell'acino e della grappolo. Il Sangiovese Grosso, generalmente considerato superiore per la qualità, produce uve più grandi ed è alla base di vini strutturati come il Brunello di Montalcino, il Vino Nobile di Montepulciano e il Chianti Classico. Il Sangiovese Piccolo, invece, genera acini più piccoli ed è spesso utilizzato per vini più leggeri, freschi e destinati al consumo quotidiano, specialmente in Emilia-Romagna. Entrambi condividono la stessa origine genetica, ma le caratteristiche fenotipiche influenzano significativamente lo stile del vino finale.
  • Perché il Sangiovese richiede terreni calcarei per ottenere la massima qualità?
    Il Sangiovese mostra una spiccata vocazione terroir, esprimendo il suo potenziale ottimale in terreni prevalentemente calcarei e ben drenati. Questi suoli costringono la vite ad approfondire le radici per cercare acqua e nutrienti, riducendo la vigoria vegetativa e concentrandosi nella produzione di frutti di alta qualità. Nei terreni calcarei, il vitigno sviluppa migliori equilibri acidità-zuccheri e una maggiore ricchezza in polifenoli, fondamentali per la struttura e la longevità del vino. Al contrario, terreni troppo fertili o argillosi possono favorire una crescita eccessiva a discapito della qualità dell'uva.
  • Come influisce il clima piovoso sulla coltivazione del Sangiovese?
    Il Sangiovese presenta una vulnerabilità significativa in climi estremamente piovosi o umidi. La sua buccia è relativamente sottile, il che lo rende suscettibile a malattie fungine come la peronospora e l'oidio, oltre al rischio di marciumi durante la vendemmia. L'eccesso di acqua può diluire gli zuccheri e alterare l'equilibrio del frutto. Inoltre, se le temperature scendono bruscamente dopo un periodo caldo, la maturazione può risultare incompleta, portando a vini con un'acidità troppo marcata e verde. Una gestione accurata della chioma e trattamenti preventivi sono essenziali in queste condizioni.
  • Cosa significa che il Sangiovese ha una maturazione tardiva?
    La maturazione tardiva del Sangiovese implica che l'uva rimane in vigna fino a ottobre inoltrato, a volte novembre, a seconda dell'annata. Questo lungo periodo di maturazione permette un accumulo ottimale di polifenoli, tannini e aromi, conferendo al vino struttura e capacità di invecchiamento. Tuttavia, comporta rischi legati alle intemperie autunnali. Se la stagione si raffredda prematuramente, la vite potrebbe non completare la maturazione fenolica, lasciando il vino con note erbacee o un'acidità aggressiva. I viticoltori monitorano attentamente l'andamento climatico per decidere il momento preciso della vendemmia.
  • Quali sono le regioni italiane principali per la coltivazione del Sangiovese?
    Il cuore pulsante del Sangiovese è l'Italia centrale, dove si concentra la stragrande maggioranza delle superfici coltivate. La Toscana è la regione iconica, famosa per i grandi vini come Chianti, Brunello e Morellino. L'Emilia-Romagna rappresenta un altro polo fondamentale, specializzato in vini più freschi, leggeri e pronti al consumo immediato, spesso etichettati come Sangiovese DOP. L'Umbria completa la triade storica, producendo ottimi vini rossi strutturati. Sebbene sia coltivato in altre regioni italiane e nel mondo, è in queste aree centrali che il vitigno raggiunge la sua massima espressione e riconoscibilità internazionale.

Scheda Tecnica

Vitis vinifera subsp. vinifera (cultivar Sangiovese)

Nome scientificoVitis vinifera subsp. vinifera (cultivar Sangiovese)
FamigliaVitacee
Tipo di piantaVite da vino
OrigineItalia centrale (Toscana, Emilia-Romagna, Umbria)
EsposizionePieno sole
TerrenoPreferibilmente calcareo, ben drenato
IrrigazioneModerata, evitare ristagni idrici
FiorituraPrimavera inoltrata
AltezzaVariabile, spesso allevata ad alberello o guyot
ConcimazioneEquilibrata, attenzione al potassio e calcio
PotaturaInvernale, breve o media a seconda dell'allevamento
MoltiplicazionePropagazione vegetativa (talea, innesto)
Malattie e parassitiMal bianco, oidio, peronospora, tignola
Difficoltà di coltivazioneMedia (sensibile all'umidità e alle malattie fungine)